Maicol e Francesca Lucchi

Tessitori di fraternità” era il titolo della Veglia missionario che si è svolta santo 17 ottobre alla Pieve di Campiano e che riprende il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale missionaria 2020. L’incontro è stato organizzato dal Centro missionario diocesano alla cui guida, da poche settimane, c’è una coppia di sposi ravennati: Maicol Lucchi e Francesca Ghetti.

“La scelta di Campiano è in continuità con quella di Pinarella del 2019 – dicono Maicol e Francesca –: l’obiettivo che abbiamo, come Centro, è proporre la Veglia di anno in anno in un Vicariato diverso, per conoscere le realtà ecclesiali presenti in quel territorio e allo stesso tempo per farci conoscere e avviare delle possibili collaborazioni e iniziative comuni”. La missione per Maicol e Francesca è un po’ uno stile di vita fin da prima del loro matrimonio: per questo non è stato difficile dire sì a questo nuovo incarico. “Quando l’Arcivescovo ce lo ha chiesto non abbiamo avuto molte esitazioni – dicono – soprattutto perché alla missione dobbiamo tanto, non ultimo il fatto che è stata lei a farci incontrare e conoscere. Fin da ragazzi, quando frequentavamo le nostre parrocchie, l’oratorio ci andava stretto e sentivamo il desiderio di fare esperienze di servizio, di missione, volevamo annunciare il Vangelo anche ai lontani”.

E così è stato: se, in seguito, Maicol ha fatto un’esperienza missionaria in Tanzania, Francesca ha moltiplicato i suoi viaggi in Africa: nello Zambia insieme all’Associazione Papa Giovanni XXIII, in Kenya nelle missioni dei frati cappuccini e in Benin con le suore di Imola. Ma i due ancora non si conoscevano.
“è stato frequentando il Centro missionario diocesano che ci siamo conosciuti, presentando proprio le nostre esperienze in Africa. E l’Africa, il desiderio di stare vicini a quelle popolazioni, non solo di aiutarle ma di condividerne le esperienze, è stata sempre nel nostro cuore al punto che l’abbiamo scelta come viaggio di nozze”. Una parte del viaggio l’hanno trascorsa facendo servizio: prima in una casa famiglia in Ruanda e poi in una baraccopoli del Kenya prima di concedersi una settimana di vacanza, ma sempre in quel continente.

“Ora ci sembra normale, anzi doveroso – precisano Maicol e Francesca – restituire tutta quella ricchezza umana, ma anche spirituale, che abbiamo ‘respirato’ nei nostri viaggi. Testimoniare, raccontare quanto abbiamo vissuto ma anche suscitare nelle persone, a partire dai giovani, il desiderio di fare esperienze simili, che ti arricchiscono tantissimo, ti fanno crescere”. Ad operare nel Centro missionario non saranno soli, potranno contare su alcuni laici di diverse parrocchie, in particolare Gabriella Gualandi, Luca Caranti e Luca Michelacci. Stretto poi è il contatto con gli altri Uffici missionari della regione, con i quali si tengono periodicamente incontri on line.

“Con le iniziative che faremo come Centro ci poniamo due obiettivi, inizialmente – conclude la coppia –: sensibilizzare e aiutare qualcuno a partire in missione, a Carabayllo certamente, in aiuto a don Stefano Morini, ma non solo, anche in altre realtà missionarie più vicine. Essere missionari vuol dire mettersi a servizio degli altri, delle loro necessità. Lo si può fare in tanti modi: facendo catechesi, aiutando i poveri, oppure in un centro per disabili, o tra giovani in difficoltà. Il secondo obiettivo è far maturare un’attenzione missionaria verso le nostre comunità, verso i poveri e gli ultimi, perché i bisogni sono tanti e, anzi, sono cresciuti a causa della pandemia. Sono obiettivi che vogliamo raggiungere lavorando in collaborazione con gli altri uffici”.