Segnali di ripresa da Servizi (+2,9%) e Agroalimentare (+0,8%), soffrono Industria (-1%), Edilizia (-0,4%) e Commercio/Turismo (-0,3%): è quanto emerge dalle indagini dell’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ravenna sui dati Istat Forze-Lavoro tra gennaio e marzo di quest’anno, a conferma che le dinamiche del mercato del lavoro ravennate misurate nel primo trimestre 2020 risentono, a partire dall’ultima settimana di febbraio, delle forti perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria.

Nel primo trimestre 2020 l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una marcata diminuzione sia rispetto al trimestre precedente – sottolinea l’Ufficio Studi dell’Ente di viale Farini – sia rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Tali dinamiche risultano coerenti con la fase di eccezionale caduta dell’attività economica che, nell’ultimo trimestre, ha risentito degli effetti della crisi sanitaria che, per il 2020, porteranno ad una flessione del Pil provinciale, rispetto al 2019, pari a -9,9%. Secondo i dati Istat sulle Forze-Lavoro ed elaborati dalla Camera di commercio di Ravenna, a fine marzo 2020 la popolazione attiva della provincia di Ravenna è risultata pari a 182,6 mila unità, di cui 175,1 mila occupati e 7,6 mila disoccupati.Per quanto riguarda l’andamento tendenziale del mercato del lavoro, per le forze di lavoro (o popolazione attiva) si è registrato un calo di 1,4 mila unità (-0,8%), rispetto al primo trimestre del 2019, riconducibile interamente alla consistente flessione dei disoccupati di 3,4 mila unità, pari a -31%.

Dal lato dell’offerta di lavoro, nel primo trimestre del 2020 il numero di persone occupate diminuisce in termini congiunturali (-532 unità, -0,3%), a seguito del calo sia degli occupati dipendenti (-0,3%), sia di quelli indipendenti (-0,2%). Il tasso di occupazione è pari al 70,3%, in diminuzione di 0,3 punti rispetto al quarto trimestre 2019.

In senso opposto gli occupati tengono, nella media dei dodici mesi e al di là delle oscillazioni stagionali, mettendo a segno un incremento di 2 mila unità, pari a +1,1%, intermini di variazione percentuale. Le dinamiche però appaiono differenziate fra i settori di attività: i settori che hanno fatto registrare segno positivo per l’occupazione sono gli altri servizi (+2,9%) e l’agricoltura (+0,8%); una riduzione degli occupati si riscontra, invece, rispetto allo stesso periodo precedente, per il comparto dell’industria in senso stretto (-1%), per l’edilizia (-0,4%) e nel commercio/turismo (-0,3%). E nel confronto annuo, per il dodicesimo trimestre consecutivo, a ritmi ancora più intensi, si riduce il numero di persone in cerca di occupazione (-3,4 mila in un anno, -31%). Dopo la diminuzione nei due precedenti trimestri, aumenta anche il numero di inattivi di 15-64 anni (+0,6 mila in un anno, +0,4%). Il tasso di disoccupazione è in diminuzione rispetto sia al trimestre precedente sia a un anno prima e si associa all’aumento, anch’esso congiunturale e tendenziale, del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni.

Dal lato delle imprese, che segnalano, tra i bisogni più urgenti, la liquidità innanzitutto, messa a dura prova dai mancati pagamenti e dal blocco dei consumi, si registra una diminuzione della domanda di lavoro su base congiunturale, con un calo delle posizioni lavorative dipendenti, mentre aumenta, rispetto allo stesso periodo del 2019, il ricorso alla cassa integrazione (+152,8%), con 415.221 ore autorizzate tra gennaio e marzo di quest’anno.