Il nuovo Messale

Nuove parole, nuove traduzioni e formule per essere più fedeli al senso e al dono che si riceve nella Messa. Questo l’obiettivo del nuovo Messale romano che nella nostra diocesi si inizierà ad usare all’interno delle celebrazioni eucaristiche a partire dall’Avvento, come ha annunciato oggi l’arcivescovo Lorenzo e che è stato ufficialmente consegnato ai sacerdoti impegnati questa mattina in una mattinata di formazione in Seminario proprio sul nuovo testo con monsignor Ovidio Vezzoli, vescovo di Fidenza e delegato della Ceer per la Liturgia.

Mons. Vezzoli questa mattina in Seminario

“Il nuovo Messale è un dono e una responsabilità” ha spiegato monsignor Vezzoli ai presenti: “un dono perché si inserisce nella lunga scia di testi con cui la Chiesa è chiamata a rendere grazie per l’opera salvifica del Signore per l’umanità: quindi da questo punto di vista non è ‘funzionale’ all’esecuzione di un rito ma testimonianza fedele di una comunità che prega nella storia, tenendo lo sguardo su Gesù, che fa memoria del mistero della Pasqua e della sua venuta ultima e definitiva. Ma è anche una responsabilità perché alla comunità cristiana di oggi è chiesto di essere orientata a Cristo, rifuggendo le strettoie, da un lato, dell’improvvisazione nella liturgia e dall’altro dell’ipocrisia spirituale”. “L’improvvisazione, la banalità liturgica rendono questo strumento inefficace”, ha detto poco oltre: il rischio è quello di far perdere autenticità alla celebrazione, di rendere “afona” la liturgia.

Non è questione tanto di formule, ha proseguito il vescovo di Fidenza: “Ci vuole poco a impararne di nuove, sono accessori liturgici. Quel che conta è la ‘mens’ del messaggio che non è andato perso ed è esattamente lo stesso di prima”.

Il testo che inizieremo ad usare da Avvento è infatti una nuova edizione del Messale pubblicato nell’83, con alcune tradizione e formule diverse. L’obiettivo è quello enunciato nel testo che accompagna la redazione del Messale del ’75 di cui mons. Vezzoli ha letto qualche passaggio: “Condurre e far partecipare i fedeli con fede all’Eucaristia”, e quindi aprire l’unica mensa della Parola e dell’Eucaristia della celebrazione eucaristica a quante più persone e nel modo più ricco possibile.

Già il primo Messale che risale al 1570 con la riforma di Pio V, è stato ed è “fattore di unità liturgica: non ci immaginiamo la confusione rituale che c’era prima. Confidiamo quindi che questo Messale sia accolto come mezzo per testimoniare l’unità. Non brandiamolo come spada per dividere”.

“Ripetizione ossessiva”, “sclerosi”, “allegorismo”, “individualismo e clericalismo” sono “malattie mortali” che possono colpire le nostre celebrazioni, ha spiegato mons. Vezzoli, e derivano appunto dalla perdita di quel senso che guida la liturgia. Esistono però dei rimedi, ha chiarito il vescovo: “Riprendere la via evangelica, favorire la partecipazione al mistero dei fedeli, rimettere al centro l’Eucaristia come vera preghiera della Chiesa e metterla in correlazione con il martirio e la missione”.

Al termine della mattinata di formazione, mons. Vezzoli ha concluso con una domanda, da porsi sempre quando si celebra la Messa. “Chi sta al centro dell’Eucaristia nelle nostre assemblee?”. Se non è Cristo, è lui che redime: ecco, quello è il vero problema.