Papa Francesco
Papa Francesco

“Dante è profeta di speranza, annunciatore della possibilità del riscatto, della liberazione, del cambiamento profondo di ogni uomo e donna, di tutta l’umanità. Egli ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano e a sperare di rivedere l’orizzonte luminoso in cui brilla in pienezza la dignità della persona umana. Onorando Dante Alighieri, come già ci invitava a fare Paolo VI, noi potremo arricchirci della sua esperienza per attraversare le tante selve oscure ancora disseminate nella nostra terra e compiere felicemente il nostro pellegrinaggio nella storia, per giungere alla méta sognata e desiderata da ogni uomo: ‘l’amor che move il sole e l’altre stelle’ (Par. XXXIII, 145)”.

Lo ha scritto Papa Francesco in un messaggio indirizzato al Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, in occasione del 750esimo anniversario della nascita di Dante, 4 maggio 2015: forse la prima parola esplicita di Papa Francesco sul Sommo Poeta.

Ma tracce della sua opera nella spiritualità dell’attuale Pontefice emergono a un occhio attento come quello di Francesca Masi, membro dell’Ufficio Cultura diocesano che a fine settembre, nell’ambito degli eventi collaterali della mostra Nature Inquiete del museo diocesano di Faenza (a cura di Giovani Gardini) ha proposto una conversazione sulla natura nell’opera di Dante.

La selva in Dante è anche un fatto ‘sociale’ – ha spiegato – che richiama alle ‘periferie esistenziali‘ di cui parla spesso Papa Francesco. Dante è un fiorentino che non trova le condizioni per la società che immagina.

La sua è una selva personale ma a partire dalla consapevolezza che, come ha detto il Pontefice ‘nessuno si salva da solo’. Lo dice in molti modi anche Dante: non possiamo affrontare nessuna selva da soli: è importante dirlo nella nostra Chiesa”.