Jan Brueghel il Vecchio (1598) “Ill sermone sul monte”, particolare. Los Angeles, Jean Paul Getty Museum. Olio su tela
Jan Brueghel il Vecchio (1598) “Ill sermone sul monte”, particolare. Los Angeles, Jean Paul Getty Museum. Olio su tela

TUTTI I SANTI – Solennità
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

Il commento di don Andrea Bonazzi
Festa difficile, quella di Tutti i Santi, in un contesto culturale chiuso in un orizzonte solo terreno, sprangato alla trascendenza, dove sempre più spesso si vive come se Dio non ci fosse. Ma se noi ci fermiamo davanti al Vangelo che oggi la Chiesa ci fa leggere in questa solennità – quello delle Beatitudini – ci accorgiamo che la santità non è questione solo dell’altro mondo, ma già di questa vita. Il regno dei cieli è degli “anawìm ruà”, i poveri in spirito, gli umili.
All’inizio e alla fine delle Beatitudini c’è il verbo al presente. Il Regno è già loro. Già ora.

Le Beatitudini sono il cammino di vita di ogni credente e della Chiesa. Sono il volto dell’uomo nuovo proposto da Dio, ma indicano anche il giudizio di Dio sul mondo e il senso della storia umana. Stanno bene oggi al loro posto nella festa di Tutti i Santi. Allora scopriamo che la santità è più vicina a noi di quanto non possiamo immaginare. Scopriamo, come ci ricorda la prima lettura, che la Santità ha un vestito, quella “veste bianca lavata nel sangue dell’Agnello” così solennemente raffigurata a Ravenna nella teoria dei Santi e delle Sante di Sant’Apollinare Nuovo. E se la santità ha un vestito – quella veste bianca del nostro Battesimo – vuol dire che ha anche un corpo, un corpo da ricoprire.


La mamma di Carlo Acutis, il ragazzo quindicenne beatificato lo scorso 10 ottobre ad Assisi dove ha voluto essere sepolto, ha chiesto di rivestire il corpo del suo figliolo con felpa, jeans e scarpe da ginnastica: la “santità della porta accanto” – direbbe papa Francesco – che è tutt’altro che astrusa e lontana dal nostro orizzonte terreno, ma veste i panni della quotidianità. Per questo la Chiesa, i cristiani hanno ancora molto da dire anche a questa nostra società cosiddetta “post-cristiana”, perché il compito che ci è affidato è sempre quello di Gesù: “andate in tutto il mondo e annunciate il mio Vangelo”! E se qualcuno rimane fuori dall’avventura dell’annuncio bello del Vangelo, la domanda di resa dei conti non va rivolta a chi è rimasto fuori. Siamo noi a doverci domandare come e quanto abbiamo sentito urgere dentro di noi il fuoco di annunciare il Vangelo; siamo noi che dobbiamo chiederci come è stata la qualità della nostra vita in modo che parlasse soltanto attraverso l’essere vissuta; siamo noi che dobbiamo verificare lo stile di vita delle nostre comunità di credenti, discepoli del Signore risorto.


Perché la santità, infine, ha un’altra dimensione del tutto umana, quella di uno sguardo: “ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore” ci fa ripetere oggi il ritornello del salmo responsoriale; e la seconda lettura ci dice che “noi saremo simili a Lui (a Dio), perché lo vedremo così come Egli è”. Niente di più umano della santità allora: l’infinita bellezza di un Volto da guardare negli occhi e da cui lasciarsi guardare e riempire di una gioia senza fine. La bellezza del Volto di Dio che deve risplendere un poco anche sui nostri volti.