Il sindaco di Ravenna Michele de Pascale

Il sindaco di Ravenna Michele de Pascale ha voluto commentare i contenuti dell’ultimo Dpcm emanato ieri ed entrato in vigore oggi. E lo ha fatto attraverso un comunicato stampa, che pubblichiamo integralmente.

“Purtroppo siamo ritornati in una fase che tutti speravamo di aver superato. Torniamo ad assistere a limitazioni forti, alle attività produttive, ad importanti settori del lavoro del nostro territorio e anche alla nostra libertà personale. La pandemia sta crescendo in maniera molto forte e il Governo ha deciso, nella sua autonomia, di reintrodurre misure severe nei confronti di diversi settori professionali. Il Governo ha il compito e il dovere di assumersi le sue responsabilità. In questo caso lo ha fatto decidendo autonomamente, spesso riducendo al minimo anche la concertazione con le Regioni e con gli enti locali, ma è nei suoi diritti farlo. Non credo, e ci ho riflettuto a lungo, che in questo momento sia utile da parte di noi enti locali alternarci in un coro di “farei, si dovrebbe fare, io avrei fatto”. Non è quello che serve in questo momento né ciò che può aiutare.
Quello che noi dobbiamo fare in questa fase, come abbiamo fatto anche nella fase della crisi più difficile, è da un lato informare i cittadini in maniera precisa e puntuale e dall’altro rimetterci in moto per offrire sostegni e aiuti, anche locali, alle categorie colpite. Io mi sento di poter dire che tanto abbiamo fatto in questo senso e tanto torneremo a fare. Perché a prescindere da quello che speriamo farà il Governo in termini di aiuto alle categorie economiche colpite, noi ci saremo e stiamo già studiando misure e provvedimenti”.

Non esistono attività essenziali e superflue, perché per ciascuno di noi il proprio lavoro è essenziale. Tutti i lavori hanno la medesima dignità e quindi non possiamo non essere solidali e non comprendere le ragioni anche della rabbia sociale e della disperazione di moltissimi nostri concittadini. Lo dico a tutti, anche a chi è convinto sia giustissimo chiudere. È importante comprendere il disagio e il dramma di chi si trova a veder colpita la propria attività. Stiamo parlando di settori che incidono drasticamente sulla nostra qualità della vita: l’offerta culturale, le realtà legate allo sport, al fitness, ma anche attività come quelle di ristorazione e i bar che sono parte della nostra socialità, del nostro stare insieme. Ripeto, non è una disquisizione sulla bontà della misura A o della misura B, ma è la comprensione che dobbiamo dare immediatamente aiuti fortissimi a queste categorie che sono allo stremo e anche capirne e comprenderne la rabbia sociale. Anche nell’orientare i nostri consumi cerchiamo di dare una mano, ciascuno nel suo piccolo, a queste attività. Ovviamente la parte più grande la devono fare le istituzioni, e il Comune lo farà. Dico anche, però, a chi protesta di stare attento a non venire strumentalizzato. La protesta è legittima, va garantita perché è uno degli elementi identitari di una democrazia, ma anche le contestazioni vanno fatte nel massimo del rispetto delle misure anticovid.

Il Governo deve riflettere in maniera puntuale sull’evitare chiusure indiscriminate e invece colpire duramente chi le regole non le ha rispettate e nel contempo definire aiuti economici immediati e significativi per settori che rischiano di sparire. Anche sull’offerta culturale cercheremo di mettere in campo più innovazione possibile per consentire al mondo della cultura di continuare a lavorare e a ciascuno di noi di fruire dell’offerta culturale; condividiamo, naturalmente, i tanti appelli del mondo della cultura che si sono alternati in queste ore, settore che, soprattutto in una fase difficile come questa, dà un contributo fondamentale alle nostre anime e allo spirito della nostra nazione. Per qualsiasi cosa l’amministrazione ci sarà. È pronta a fronteggiare questa seconda fase così difficile, ma facciamolo come una comunità coesa”.