L'arcivescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, assieme a Papa Francesco

Credo ci siano punti del Magistero e della spiritualità di Papa Francesco collegabili con l’opera di Dante, a partire dalla figura di San Francesco, punto di riferimento per la spiritualità dell’attuale Pontefice (sulla cui tomba ha firmato, sabato scorso, la sua terza enciclica “Fratelli Tutti”) e anche per Dante”: così l’Arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, commenta l’udienza dal Santo Padre di sabato 10 ottobre che vede protagonista la nostra città.

Sono due li gruppi della delegazione ravennate in partenza da Ravenna per Roma: quello diocesano guidato dall’Arcivescovo e quello del Comune che invece sarà guidato dal sindaco, Michele de Pascale. Obiettivo della visita è far benedire la croce di ferro donata da Papa Paolo VI alla città nel 1965 che poi verrà ricollocata nella Tomba di Dante.

L’idea è coinvolgere il Papa, dopo il presidente Mattarella, nelle celebrazioni per Dante a partire dalla considerazione che tutti gli ultimi suoi predecessori, non solo Paolo VI, hanno dato contributi importanti sulla figura del Poeta”, aggiunge l’arcivescovo.

Il gruppo della diocesi sarà composto da una ventina di persone: i membri del Comitato diocesano per le celebrazioni Dantesche, il vicario generale, don Alberto Brunelli, il direttore dell’Ufficio Beni Culturali, don Lorenzo Rossini e il delegato della Provincia francescana per le celebrazioni del Centenario Dantesco, fra Maurizio Bazzoni.

E porteranno in dono al Santo Padre un mosaico raffigurante la Vergine Orante, riproduzione di quello conservato al Museo Arcivescovile e un libro edito dall’Opera di Religione dal titolo “Il volto di Cristo nei mosaici di Ravenna”.

Con gruppo della città parteciperanno all’udienza il prefetto Enrico Caterino, fra cui figurano anche Antonio Patuelli, presidente dell’Abi e del gruppo La Cassa di Ravenna, e Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, direttori e fondatori del Teatro delle Albe – Ravenna Teatro.

Come detto, nel corso dell’udienza, alla quale assisteranno giornalisti di diverse testate, il Pontefice benedirà la croce donata da Paolo VI nel 1965, in occasione del settimo centenario della nascita di Dante, per la tomba del Sommo Poeta.

La Croce donata da Paolo VI

La croce è una croce greca, con quattro ametiste incastonate alle estremità, collocata al di sopra della lastra marmorea di Pietro Lombardo. Fino a prima del recente restauro della Tomba era stata sostituita da una copia.

Nella ricorrenza del settimo centenario della nascita di Dante, Paolo VI con la lettera apostolica “Altissimi cantus”, datata 7 dicembre 1965, evidenziava il profondo interesse della Chiesa per la figura di Dante. La lettera apostolica completava la serie di iniziative attraverso le quali papa Montini volle esprimere l’ammirazione sua e di tutta la Chiesa per il cantore della Divina Commedia. Il 19 settembre dello stesso anno il Papa aveva inviato per la tomba del Poeta a Ravenna la croce d’oro, come segno della risurrezione che Dante professava.

La croce in particolare sanciva il riconoscimento di Dante quale figlio devoto della Chiesa, ponendo le sue reliquie sotto il segno fondamentale del mistero cristiano, respingendo l’idea sorpassata di un Dante eretico e ribelle. In particolare Paolo VI scrisse all’arcivescovo Baldassarri di Ravenna che la Divina Commedia è “poema dell’umanità, della civiltà, della filosofia e teologia, poema dell’unione e dell’armonia dell’ordine naturale con il soprannaturale, della vita presente con l’eterna”.