Lo staff della Nazionale sorde: Simona Rinieri è la prima da destra

”Avevo completamente staccato la spina. E avevo bisogno di intraprendere altre strade, di mettermi alla prova in altri contesti, ma mi ero detta che se trovavo il progetto giusto e stimolante avrei potuto fare ancora qualcosa”. Il progetto è arrivato e Simona Rinieri, 43 anni, ravennate doc, capitana della nazionale femminile che nel 2002 ha vinto il Mondiale (unica volta nella storia), è tornata a riassaporare il mondo del volley. Darà una mano, anzi ha già iniziato a darla – “ma a distanza. con tante ‘zoom call’ perchè ancora non c’è stato modo di essere operative sul campo” –  alla nazionale femminile italiana sorde, realtà nata nel 1990 e regolarmente affiliata alla Fssi (Federazione sport sordi Italia) e capace l’anno scorso di vincere il titolo europeo, dopo aver conquistato in passato l’argento olimpico. 

“Quando Alessandra Campedelli (il commissario tecnico di questa nazionale, ndr), mia cliente (oggi la Rinieri si occupa di network marketing, ndr), mi ha parlato di questa realtà e mi ha proposto di darle una mano, notando la passione e l’entusiasmo, con cui mi parlava e la luce negli occhi che aveva, ho accettato senza riserve. Sarò assistent coach di Alessandra e oltre a mettere l’esperienza che ho accumulato sul campo, devo aiutarle ad avere una nuova visione, a dare loro un po’ di visibilità, ad entrare in connessione con le federazioni. Oggi queste ragazze, che giocano regolarmente nei campionati Fipav con atlete udenti ma poi si trovano ai raduni della nazionale, che di solito durano un weekend, devono organizzarsi tutto: mi raccontava Alessandra che una volta, per un raduno a Verona, sono andate a mangiare dai frati e a dormire ospiti degli alpini locali. Mi piacerebbe organizzare un evento qui a Ravenna per raccogliere un po’ di fondi per loro e poi spero di poter tirare fuori da loro il potenziale enorme che hanno. Chiederò una mano magari a Giorgio Bottaro (direttore generale di Conad Olimpia Teodora) e a quei dirigenti che avevo quando giocavo nella Teodora, ma cercherò di coinvolgere anche le associazioni femminili. Questo è un mondo che non conosco ma ho capito che c’è tantissimo da costruire e sarà importante iniziare a lavorare in palestra tutte insieme”.

C’è anche un campionato della Fssi – “dura un fine settimana, e si sviluppa in un concentramento con squadre composte solo da ragazze sorde”, spiega l’ex giocatrice della Teodora – e c’è pure una sorta di Club Italia, “si lavora su un gruppo di una ventina di ragazze per crescere e formare le giocatrici del futuro”, e c’è soprattutto un obiettivo importante sullo sfondo, vale a dire le Deaflympics 2021, i giochi Olimpici silenziosi, in programma in Brasile a Caxias do Sul. A novembre è fissato il primo raduno. E per Simona sarà come aprire l’album dei ricordi, ripensando alle oltre 400 presenze in nazionale, ai tanti allori vinti con i club – “mi manca lo scudetto in Italia, ci sono andata vicina due volte”, spiega – e con la nazionale, compreso quel mondiale ormai vicino ai 20 anni. “Mi capita di ripensare ogni tanto a quell’impresa (il ct era Marco Bonitta, oggi coach della Consar, ndr.) e conservo con piacere tra i ricordi la patente del Mondiale che ci diedero un anno a Bergamo per l’ouverture del campionato. Quell’oro fu il classico esempio di come l’unione fa la forza: in quel gruppo tra di noi c’era una grande coesione, sapevamo che dove finiva una iniziava l’altra. Ho imparato che la squadra forte si crea quando si conoscono i limiti e cerchi di farne punti di forza”.