Foto di gruppo al termine dell'udienza con Papa Francesco (Foto Vatican Media)

Per il cattolico l’incontro personale con il Papa è un evento di fede. Papa Francesco, Papa Benedetto o Papa Giovanni Paolo II, non cambia. L’emozione e l’entusiasmo scaturiscono dalla possibilità di essere a stretto contatto con il successore di Pietro, il perno della Chiesa. Può sembrare banale e scontato. Non è così.

Ci sono valori che superano gli splendidi palazzi vaticani con le loro sublimi opere d’arte e le statuarie guardie svizzere. Il motivo dell’incontro può essere nobile. Certamente la celebrazione dell’anniversario dantesco lo è. Ma lo stringersi alla guida terrena della Chiesa di Gesù in un’interrotta tradizione da oltre duemila anni è il vero senso.

Credo che l’attesa silenziosa del Santo Padre per quasi cinquanta minuti nella sala Clementina della delegazione ravennate, costituita da rappresentanti dell’Arcidiocesi, delle istituzioni e dei mass media, esprima in parte il turbinio di sentimenti che ha animato il cuore di ciascuno dei quaranta partecipanti.

Una città che chiede di essere accolta dal Papa in nome di Dante è il riconoscimento da parte di tutti della supremazia dei valori dello Spirito e della cristianità, sopra ogni cosa. Una vera e propria grazia; un vero e proprio dono riceverlo; una benedizione. Anche una responsabilità per ogni partecipante perché questo privilegio, immeritato, venga condiviso con l’intera nostra comunità ravennate, religiosa e civile.

Enrico Maria Saviotti