Papa Francesco con l'Arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, questa mattina, in udienza (Servizio Fotografico-Vatican Media)

Davvero una mattinata da ricordare, per tantissime ragioni. La prima è certamente l’annuncio da parte di Papa Francesco della pubblicazione nell’anno del Centenario di una “riflessione più ampia”, probabilmente un documento pontificio sull’opera di Dante.

Dopo Paolo VI, quindi, che nel 1965 (in occasione del settimo centenario della nascita del Sommo Poeta) aveva firmato il motu proprio “Altissimi Cantus”, anche Francesco sta lavorando a un documento che possa diffondere nel mondo il messaggio di speranza di Dante. L’ennesima conferma del grande valore che la Commedia ha per l’evangelizzazione, per la Chiesa e per il mondo.

Da custodi a testimoni e promotori dell’opera di Dante. Su questo d’altra parte, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni, ha chiesto questa mattina un’ “attenzione speciale” a Papa Francesco per il Centenario di quest’anno. Come ben si sa l’udienza di questa mattina aveva o scopo di far benedire al Santo Padre la Croce di ferro donata da Paolo VI a Ravenna per il 700esimo anniversario della nascita di Dante che sabato 17 ottobre verrà nuovamente ricollocata al sepolcro.

“Uno dei gesti più ricchi di significato delle nostre celebrazioni dantesche”, ha sottolineato mons. Ghizzoni nel suo discorso di saluto al Papa all’inizio dell’udienza, “sarà perciò il porre di nuovo sulla tomba di Dante questa croce gloriosa – simbolo così frequente nei mosaici ravennati. Su questa croce luminosa, che rimanda alla risurrezione, chiediamo, Santo Padre, la sua benedizione”.

Essendo noi i “custodi” della tomba di Dante, ha proseguito mons. Ghizzoni, “Le chiediamo una attenzione speciale in questo anno dantesco non tanto per arricchire le nostre celebrazioni, – già questa udienza speciale è un bel regalo e un gesto di omaggio importantissimo a Dante, che non dimenticheremo – ma per rilanciare l’opera dantesca nella scuola, nell’università, nelle sedi dove si fa cultura e educazione, dove si studia la lingua e la letteratura italiana; nelle facoltà teologiche dove si formano i futuri sacerdoti; nei mass media e sui social; tra i giovani e gli adolescenti, terreno così bisognoso oggi di essere seminato con i valori umani, civili e religiosi presenti nella Divina Commedia, che rendono la vita degna e nobile”.

Dante quindi, come tesoro di diffondere: un bene da annunciare “sui tetti”. Oggi e in futuro. Cos’è quindi questo tesoro, cosa bisogna annunciare? “Dante nella Commedia propone a tutti con il suo viaggio dentro l’anima umana una discesa agli inferi per mettere a nudo le debolezze, le fragilità e i peccati – ragiona l’arcivescovo Lorenzo –, e poi però immagina una risalita attraverso la misericordia di Dio, che illumina il cammino di ciascuno e stimola con forza ad aspirare alla libertà, alla verità, al bene, fino a quel sommo Bene, a quella Bellezza pura che è il Dio dell’amore: “’l’amor che move il sole e l’altre stelle’”.