Pieter Bruegel Il Vecchio (1568 circa) “Il banchetto nuziale” Vienna. Kunsthistorisches Museum. olio su tavola
Pieter Bruegel Il Vecchio (1568 circa) “Il banchetto nuziale” Vienna. Kunsthistorisches Museum. olio su tavola

XXVIII domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole (ai capi dei sacerdoti e ai farisei) e disse: “Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze! Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: la festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale? Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

Il commento di Luciano Di Buò, diacono permanente

Nell’icona del banchetto, che dal punto di vista umano da sempre esprime un momento di festa, di gioia, di abbondanza di cibi e bevande, emerge il progetto del Padre, che è quello di invitare tutta l’umanità a una splendida festa di nozze dove lo sposo è Gesù. Quest’immagine rappresenta una bellissima notizia perché raffigura l’accesso alla vita piena nell’eternità, dove Dio ci attende per condividere con noi la felicità. I nostri comportamenti sono però spesso incoerenti rispetto a questa prospettiva. Presi dalle vicende del mondo, ancorati alla vita materiale, trascinati dalle nostre fragilità, esposti alle tentazioni e inclini al peccato, accade che perdiamo di vista quest’orizzonte di luce e di amore, non gli diamo la priorità che merita trattandolo non come un’urgenza ma come una proposta fra tante.

Rischiamo, in sostanza, di essere insensibili e indifferenti alla chiamata del Signore, alla sua volontà, comportandoci come hanno fatto gli invitati del re al banchetto per le nozze del suo figlio nella parabola del Vangelo. Gli invitati designati, i primi a cui viene fatta la proposta di partecipare, rifiutano, i secondi hanno altro a cui pensare, tra i campi e i propri affari. Così la sala rimane vuota. Nonostante questi rifiuti il re della parabola però non demorde: continua a invitare, a mandare messaggeri ai crocicchi delle strade, perché vuole assolutamente riempire la sala della festa, dove tutto è stato preparato. Viene data disposizione di cercare chiunque, buono o cattivo. L’invito da particolare diventa universale. La sala così si riempie degli invitati dell’ultima ora.

Dio accoglie tutti quelli che si convertono a Lui, anche se lo fanno all’ultimo momento, perché Lui ama tutte le sue creature e vuole per tutti la salvezza. La conversione deve essere però reale, presuppone il compimento della volontà del Signore. L’uomo che nella parabola non ha indossato l’abito nuziale denota un atteggiamento mentale sbagliato, non ha fatto una reale conversione. Finge di essersi convertito, vuole ingannare Dio. Ma Dio non lo si può ingannare, per questo viene smascherato e cacciato fuori. Quell’uomo ha la stessa mentalità di quelli che hanno rifiutato, è lì come se fosse altrove. L’abito nuziale è allora il segno di una disposizione interiore alla comunione con Dio, quindi una vita che cerca di costruirsi in ogni momento secondo Dio, secondo la sua volontà, è l’amore di Dio che viene riversato su di noi sino a coprire tutte le nostre colpe, è una fede consapevole e professata nelle parole e nelle opere, è la grazia di Dio, è Cristo stesso.

Il Signore allora, ancora una volta, ci chiede di non sederci sulla nostra fede, di non pensare di avere acquisito una posizione di privilegio, ma di avere il cuore sempre pronto ad accogliere e a stupirsi. Noi siamo tutti invitati a nozze! E la vita, questa vita, non è che il tempo per preparare questo abito nuziale. Nel battesimo abbiamo ricevuto, con la veste bianca, il compito di passare la vita a rivestirci di Cristo, ossia ad avere i suoi sentimenti, a essere eco delle sue parole, a seminare i suoi gesti nel mondo. Allora, Cristo deve essere il nostro punto di partenza, il nostro punto d’arrivo e il nostro costante punto di riferimento.