Immagine di repertorio
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Prende sempre più piede il “Piatto sospeso”, l’iniziativa solidale nata da un’idea di Franco Chiarini (chef di Ravenna Food) e che ha coinvolto anche l’associazione Ecologia di Comunità. Una dimostrazione si è avuta domenica scorsa, quando, per l’inaugurazione del suo “Laboratorio 81” (un centro per la produzione e vendita di pasta fresca e prodotti gastronomici) lo chef Matteo Salbaroli ha proposto il “cappelletto sospeso”, per dare un aiuto concreto ai tanti poveri della città. “Abbiamo confezionato e poi venduto ad oltre 250 clienti, ben 260 pacchetti da 500 grammi ciascuno di cappelletti, ognuno a dieci euro – dice Salbaroli – I 2.600 euro raccolti serviranno per realizzare e consegnare i pasti caldi ai bisognosi della città, in accordo con la Caritas, la Ronda della Carità e la Mensa dei poveri”. Un’iniziativa che riprende quella del “Piatto sospeso”, già proposta in diverse occasioni a Ravenna.

“Il progetto è semplice – spiegano i responsabili di Ecologia di Comunità –. Ogni cittadino, andando in uno dei tredici ristoranti che aderiscono, lascia, oltre a quando dovuto per quel che consuma, una offerta di almeno dieci euro. Quanto raccolto viene convertito in pasti caldi che vengono consegnati direttamente, tramite volontari e i soci dell’associazione di cuochi ravennate (RavennaFood/CheftoChef emiliaromagnacuochi), ai poveri che ci sono segnalati dai servizi sociali e/o dalle associazioni di volontariato”. La prima esperienza del “piatto sospeso” si è tenuta nel 2019 nel corso di “Nutrire Ravenna” e ha dato buoni risultati, tanto che, grazie anche alla collaborazione con Slow Food, è stata riproposta anche nel 2020, permettendo di aiutare molti singoli e famiglie indigenti.

L’altra modalità per aiutare concretamente i bisognosi – continuano da Ecologia di Comunità – è fare una donazione, utilizzando il conto corrente dell’associazione. Quanto raccolto viene investito sempre nella realizzazione e distribuzione di pasti caldi ai poveri”. L’adesione dei ravennati a quest’iniziativa è stata notevole, al punto che, dopo i prima tremila euro, già investiti in pasti caldi, negli ultimi tempi ne sono stati raccolti altri tremila. La solidarietà non manca quindi, anzi si intensifica in questo tempo in cui le conseguenze del coronavirus si fanno sentire nelle tasche di molti ravennati. “Proseguiremo su questa strada – afferma in merito Salbaroli – per far crescere ancora di più la sensibilità sociale dei nostri concittadini”.