Emilio Pasquini

In questi tristi giorni che segnano il termine del pellegrinaggio terreno di Emilio Pasquini, professore emerito dell’ Università di Bologna e punto di riferimento  di generazioni di studiosi, sono usciti diversi articoli, composti per la maggior parte dall’elencazione dei numerosissimi titoli e successi accademici. Considero dunque questo lavoro già fatto e non ripeto quanto doverosamente ricordato. Siamo al cospetto di un grandissimo protagonista della vita culturale del nostro Paese di cui gli innumerevoli riconoscimenti non danno la misura del suo essere prima di tutto un grande maestro. Quanto dolore e quanto amore quando se ne va un maestro! Maestro, parola che rimanda immediatamente a Dante, autore di tutta una vita.

Lo mio maestro, maestro cortese, lo buon maestro, ‘l savio mio maestro..si potrebbero certo riferire a lui queste locuzioni che fanno parte delle oltre 110 occorrenze del termine maestro in quella Commedia che Pasquini iniziò a comprendere profondamente fin da ragazzo, ricopiandola interamente. Trappista della perfezione fece entrare nel più profondo di sé i segreti più sottili della scrittura dantesca: la ricchezza del lessico, i meccanismi stupefacenti della sintassi e quella mirabolante macchina poetica che è la terzina incatenata. Seppe poi trasferire nel rapporto con ciascuno dei suoi allievi la necessità di condurre con il testo un confronto reale, paziente, fedele e libero, lo fece attraverso la fascinazione che deriva dall’essere al cospetto di un maestro, vale a dire qualcuno che sa precedere e stare accanto, che sa indicare e riconoscere, che soprattutto sa fare della conoscenza un percorso di esperienza.

Ravenna ha avuto il privilegio di averlo ospite di convegni e di iniziative di altissimo profilo culturale, di conferirgli il Lauro Dantesco ad honorem per aver fatto conoscere, come nessun altro il lascito dantesco, ma forse il ricordo più dolce ed intenso che rimane alla nostra comunità sono state le sue camminate letterarie nella pineta di Classe dove, incantato dal paesaggio così evocativo, sapeva emozionarsi ed emozionare, insegnando con la stessa saggezza e scienza che avrebbe tenuto in un’aula universitaria, conosceva l’immediatezza e la familiarità di chi sa portare a tutti l’immensità della letteratura.  

Un aspetto indimenticabile di Emilio Pasquini era la leggerezza, quella capacità di “planare dall’alto sulle cose” come ebbe a scrivere il suo adorato Calvino, e di comprenderne la vastità, la complessità, ma nel contempo di restituire a tutti l’immediatezza e la semplicità, mai banale, che sta dietro ad ogni grandezza.

Ecco di questo faceva parte anche l’ironia, come quando nell’ultima sua presenza a Ravenna, a settembre nella Sala Dantesca della Classense riferì di un presunto patto semiserio con il suo cardiologo con il quale si era impegnato a vivere almeno fino al 2021, per celebrare il centenario dantesco che ora, senza di lui, sarà molto più triste.

Francesca Masi