La consegna di viveri: una scena sempre più frequente anche nella nostra città

“Per fortuna da lunedì 2 novembre sono tornati a dare una mano al Centro, gli scout di vari gruppi, che già ci avevano aiutato nella fase più acuta della pandemia”, spiega don Alain Gonzalez Valdès, direttore della Caritas diocesana. Perché è da allora che la Caritas diocesana ma anche le Caritas parrocchiali stanno cercando di rispondere ai nuovi, emergenti bisogni delle tante persone che bussano alla porta del centro d’ascolto. 80 pacchi viveri al giorno di media per tre giorni di distribuzione a settimana (dal lunedì al mercoledì) con punte di 100. Il flusso di persone si è un po’ attenuato con l’estate, aggiunge Daniela Biondi, responsabile del centro d’ascolto diocesano, ma si parla sempre di quasi un terzo circa di utenti in più rispetto al 2019.

“Nel periodo febbraio-ottobre – quantifica – abbiamo distribuito 5.420 pacchi viveri contro i 3.700 dell’anno scorso nello stesso periodo”. Bisogni ma anche persone in più che si rivolgono al cda: “Erano 1.100 l’anno scorso, quest’anno siamo arrivati, nello stesso periodo a 1.746 per un totale di 652 nuclei seguiti”.
“Si tratta di persone che spesso – spiega don Alain – hanno perso il lavoro (in molti casi stagionale, nel settore turistico o in agricoltura, ndr) e quindi si trovano in grande difficoltà”. I nuovi poveri sono soprattutto italiani e ci sono diversi nuclei familiari giovani, con figli in tenera età. Accanto al Centro di ascolto, nel territorio diocesano sono presenti quindici Caritas parrocchiali dove, grazie all’apporto dei volontari, vengono distribuiti una settantina di pacchi alimentari giornalieri. “Dopo i mesi di lockdown una decina di persone hanno smesso di venire o perché hanno lasciato il territorio o perchè hanno trovato un lavoro. Altri li abbiamo indirizzati alle Caritas parrocchiali dove nel frattempo sono tornati i volontari”.

“Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7, 32) è il titolo della quarta Giornata del Povero in programma il 15 novembre: un invito che per la Caritas è quotidiano, soprattutto per quel che riguarda il volontariato e le donazioni di cui c’è sempre più bisogno. “Non ci sono solo poveri di cibo o di lavoro – ragiona la coordinatrice del Centro di Ascolto – ma ci sono tante persone che sono povere anche di affetti, vivono nella solitudine e nella paura per il loro futuro, una paura che questa pandemia ha accentuato non poco”.

Così, dalle poche battute che gli operatori del Centro scambiano con le persone aiutate, al momento della consegna del pacco viveri (ancora non è possibile fare gli ascolti), emerge un grande bisogno di contatto umano e di amicizia.
“E come Caritas garantiamo loro che ci saremo sempre – continua Biondi – e poi abbiamo notato anche degli aspetti positivi e solidali. In particolare ci sono diverse coppie separate, che chiedono di venire insieme a ritirare i rispettivi pacchi di alimenti, per aiutarsi a caricarli”. Non solo alimenti: al Centro di ascolto si telefona o si bussa anche per chiedere dei vestiti, oppure dei mobili. “Per i mobili questo è un periodo importante: si sta provvedendo infatti alla assegnazione delle case popolari e sono tutti appartamenti senza mobilio”.

Papa Francesco nel messaggio per la Giornata scrive che ‘questo è un tempo favorevole per sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo”. Un chiaro appello alla condivisione: “Credo che da ora in poi, al di là degli sviluppi della pandemia – conclude Biondi – dovremo avere un nuovo stile di vita, più attento agli aspetti concreti, importanti. Ci siamo persi per anni in cose inutili e abbiamo perduto di vista l’essenziale, cioè il rapporto con gli altri, il contatto umano. Poi, con il lockdown, abbiamo scoperto quanto questi aspetti fossero essenziali per la vita. Dobbiamo recuperare il nostro senso di umanità, di fratellanza, come ci dice papa Francesco. Io penso che chi ha un lavoro, una casa, debba cominciare a pensare a chi queste cose non le ha ed essere disposto a condividere, per quanto può, i propri beni con gli altri, perché solo insieme potremo salvarci”.