Contadino al lavoro nei campi
Contadino al lavoro nei campi

L’emergenza sanitaria che ha messo in affanno le aziende; ma anche i danni causati da insetti alieni, dalla fauna selvatica, da nuove o più acute fitopatologie fino a problemi contingenti, come le avversità atmosferiche, che nel 2020 hanno interessato la Romagna: dalle devastanti gelate di fine marzo-inizio aprile, alla siccità, alle violente grandinate e piogge, al forte vento. Per l’agricoltura della Romagna e del nostro territorio il 2020 è stato un anno durissimo e difficilissimo, caratterizzato da una forte contrazione della produzione: un trend che, in particolare per le principali colture frutticole, si registra da almeno tre anni. La contrazione del lavoro e del reddito è una problematica che coinvolge tutta la filiera.

E’ quanto emerge dal Report sull’annata agraria presentato nei giorni scorsi da Cia Romagna. Osservando nello specifico i dati della nostra provincia, emergono andamenti positivi per olio e vino, un calo delle imprese agricole, dati abbastanza negativi per il kiwi e l’apicoltura e una forte varietà di andamenti nei vari comparti e nelle colture per superfici. “E’ stato un 2020 molto complicato e i dati lo provano – conferma Mirco Bagnari, direttore di Cia Romagna –: le aziende agricole, anche durante il lockdown hanno lavorato ma non si sono arricchite. Ci sono stati problemi per assicurare comunque le produzioni e i rifornimenti. Nel primo trimestre c’è stato un aumento dei consumi alimentari nell’ordine del +9,2% ma poi se andiamo a vedere, nel solo mese di agosto i consumi di frutta e verdura, c’è stato un -3,6% rispetto al 2019. E basta questo per far capire che c’è stato un andamento altalenante dei consumi, con cali vistosi non solo in provincia di Ravenna ma in tutta la Romagna. A questo dobbiamo aggiungere le gelate di fine marzo-inizio aprile che hanno quasi del tutto azzerato molte produzioni. Pensiamo solo alle albicocche, diminuite nelle rese del 90%, o alle pesche, alle nettarine, ai kiwi. Hanno retto fragole e ciliegie”.

Anche Agrintesa, colosso cooperativo ortofrutticolo di Faenza, e Coldiretti Ravenna tracciano un quadro fosco dell’annata agricola del nostro territorio. “Il bilancio dell’annata 2020 per Agrintesa rasenta il catastrofico – dice senza mezzi termini il neo presidente Aristide Castellari – perchè abbiamo perso quasi il 50% della produzione. Numeri impressionanti. Come cooperativa abbiamo attuato un piano straordinario di riduzione dei costi così da ridurre l’impatto negativo del calo di produzione”. Castellari indica i fattori che hanno portato al risultato negativo del 2020: “In primis le gelate di fine marzo che hanno distrutto la produzione estiva, mentre per le pere oltre alla cimice asiatica, quest’anno si è aggiunta il fungo parassita dell’alternaria. In generale, la produzione più danneggiata è stata quella delle drupacee, gli alberi da frutto quali il pesco, il susino, l’albicocco molto sensibili alle gelate. Con la produzione del kiwi, di cui siamo produttori nazionali, abbiamo avuto una perdita del 50%. Possiamo dire che si sono salvate solo la produzione di mele e cachi”.  Anche il Covid ha avuto un impatto importante: “Sì, ma siamo riusciti a mantenere l’operatività dei nostri siti – spiega Castellari – introducendo un allontanamento sociale e un allargamento dei turni, oltre ad una spesa straordinaria per i dispositivi di protezione necessari”.

Conferma un’annata agraria particolarmente difficile, anche Nicola Dalmonte, presidente di Coldiretti Ravenna, citando “sia le gelate primaverili, che hanno comportato perdite di produzione pari al 90%, sia la crisi legata al coronavirus. è andata meglio la produzione della frutta invernale, quindi pere, cachi e kiwi, che hanno permesso al settore di recuperare almeno in parte”. La situazione è molto difficile, spiega Dalmonte: “Quest’annata ha messo a dura prova tutto il settore, in particolar modo chi aveva puntato sulla frutta estiva. Aver perso quella produzione ha comportato anche un calo nelle assunzioni degli stagionali. Il settore della frutticultura da tempo non riceve alcun tipo di ristoro da parte dello Stato, se non qualche sgravio contributivo. Basti pensare che negli ultimi anni, nel nostro territorio, abbiamo dimezzato le superfici coltivate a pesco. Questo significa perdere parte della filiera e dell’indotto collegato”.
Dalmonte cerca di essere positivo: “il Covid ha fatto riscoprire la frutta italiana ed ora come Romagna e come sistema ravennate abbiamo deciso di lanciare il progetto del  “Distretto della frutta”. Ne abbiamo già parlato con le amministrazioni pubbliche locali e regionali sia con le associazioni imprenditoriali del territorio. Obbiettivo è quello di valorizzare i nostri prodotti locali, che ora devono essere rilanciati. Sarà questo il nostro obbiettivo principale per il 2021. La frutta romagnola dovrà essere proposta e messa al primo posto”.