L’Arci e le Acli della provincia di Ravenna si allineano con la posizione delle rispettive associazioni nazionali esprimendo “preoccupazione per l’esclusione degli enti del Terzo settore non commerciali dalle misure del decreto Ristori“. Il decreto, nonostante l’inserimento dei circoli nell’elenco ristretto delle attività economiche cui è destinato il contributo a fondo perduto ed erogato dall’Agenzia delle Entrate con una procedura semplice e veloce, prevede infatti che tale somma a fondo perduto sia riservata solamente ai circoli possessori di Partita IVA.

Si tratta di “una disparità di trattamento ingiustificata – si legge nella nota congiunta dei due circoli a firma dei presidenti Ombretta Cortesi e Antonio Nonni – che porterà moltissimi circoli, costretti alla chiusura fino al 24 novembre dalle nuove misure anti Covid, a non essere nelle condizioni di riaprire per riprendere le loro attività già fortemente penalizzate dall’emergenza che stiamo affrontando. Siamo consapevoli delle difficoltà nel parametrare il valore sociale ed economico di queste realtà, ma crediamo anche che bisogna tener conto degli sforzi che tutti i circoli hanno fatto in questi mesi per riaprire nel rispetto delle regole e dei protocolli anti Covid. Non siamo solo luoghi del tempo libero ma svogliamo un ruolo sociale. Per questo chiediamo con forza a tutti i parlamentari di intervenire nel corso dell’iter di conversione del decreto, per raccogliere le istanze dell’associazionismo sociale“.

Alla luce di tutto ciò, Arci le Acli della provincia di Ravenna chiedono “un’interlocuzione con le Amministrazioni Comunali che sono le più vicine ai territori – si legge ancora nella nota – e meglio conoscono il valore dell’associazionismo di base. Vogliamo discutere con loro sui possibili sostegni a queste realtà, sottolineando che in momenti normali tali realtà si autofinanziano e spesso sostengono solidarmente chi ne ha maggiore bisogno”.