Don Ugo Berti
Don Ugo Berti

Sono i primi 25, poi vediamo…”. Non pone limiti alla Provvidenza don Ugo Berti che mercoledì 25 novembre festeggerà assieme alle sue 7 comunità il 25esimo di sacerdozio. Anche perché sa bene che non è possibile farlo: “il Signore fa cose grandi con i piccoli”, dice a fine intervista: quasi un bilancio delle tante esperienze pastorali e della sua missione che lo ha portato a prendersi cura di varie comunità in Diocesi (Pinarella e Tagliata, tra le altre, oltre a Consandolo), fino a quella di Portomaggiore e di buona parte di parrocchie di quel Vicariato (Sandolo, Portoverrara, Maiero, Portorotta, Quartiere e Ripapersico).

Pochi i festeggiamenti programmati: un po’ per la situazione sanitaria che stiamo vivendo ma anche per il carattere di don Ugo, che bada all’essenziale: l’unica eccezione, una Santa Messa a Portomaggiore celebrata domenica 22 novembre. L’essenziale, appunto. Una vocazione adulta quella di don Ugo, nata all’interno di una comunità di recupero come quella del Ceis: “In Seminario sono entrato al termine del percorso della comunità: una rinascita. E in questo ribaltamento – spiega – ho colto l’orientamento per la mia vita. Sono i ‘lavori’ che fa quello di sopra”. Uno che, spiega ancora il parroco di Portomaggiore “sa scrivere dritto sulle righe storte. Giorno dopo giorno”.

Fondamentale per la sua vocazione è stata la guida di Padre Mosè Molin “che mi ha accolto in Seminario”, ma anche prima “avevo cominciato a ripensare a quel che avevo ricevuto da bambino, le cose che davvero valgono. Anche l’esperienza della comunità è stata importante, anche se si è trattato di un’esperienza laica ma è stata fondamentale per rimettere a posto le cose. Poi l’incontro con la Sacra Scrittura, la frequenza della Messa, a San Zaccaria e poi a Brisighella, dove abitavo, hanno fatto il resto”. Il non ancora don Ugo entra in seminario pochi mesi dopo essere uscito dalla comunità di recupero. E un’altra spinta verso il sì a Cristo è arrivata dalla fiducia dell’allora vescovo, Ersilio Tonini: “da quello stupore, come lo chiamava lui, che mi abbia accolto e dato fiducia”.

Il cammino poi prosegue, fino all’ordinazione e oltre, alla missione concreta: “Ognuno ha le sue strade e i suoi momenti. Ma il progetto del Signore è molto più ampio: tesse con i suoi modi”. Per festeggiare i suoi “primi” 25 anni di Messa don Ugo ha accompagnato l’Unitalsi di Ravenna nel pellegrinaggio di metà ottobre a Lourdes, un pellegrinaggio necessariamente senza malati e disabili per via delle limitazioni anti-contagio: “Questa volta gli ammalati eravamo noi: e d’altra parte è così. È stata un’occasione per riflettere sulla povertà della nostra fede e andare a ricaricarla. Quest’anno avevo progettato di andare in Terra Santa ma ovviamente è impossibile. Allora ho colto questo invito”. D’altra parte, lasciar fare al Signore è sempre la scelta giusta: in questi 25 anni di sacerdozio, don Ugo l’ha sperimentato più volte.