Una fase dei controlli della Guardia di Finanza

Aveva importato dalla Cina dispositivi di protezione personale di vario genere (mascherine FFP2 e FFP3, mascherine chirurgiche, tute protettive, occhiali protettivi, calzari e visiere) per decine di milioni di euro, usufruendo in molti casi dello svincolo doganale diretto, in esenzione di dazi e IVA. Un’azienda faentina è finita, però, nella rete dei controlli a campione attuati dai finanzieri del Comando Provinciale di Ravenna a verificare la qualità dei materiali sotto il profilo delle necessarie certificazioni di sicurezza e, nel contempo, la regolarità, anche sotto il profilo fiscale, delle procedure attuate.

In pratica, dai preliminari accertamenti emergevano alcuni indicatori di rischio di frode, in quanto la società controllata, operante già nel settore del commercio di dispositivi paramedicali, anche se di altro tipo, e con un limitato giro d’affari, dall’inizio dell’emergenza sanitaria risultava aver incrementato esponenzialmente i propri acquisti dall’estero, superando i 20 milioni di euro di valore della merce acquistata, dei quali ben 12 milioni riguardavano DPI importati dalla Cina in totale esenzione d’imposta in quanto destinati, così come attestato nelle autocertificazioni presentate dall’impresa in dogana, a diverse strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate, ovvero ad altri organismi pubblici per fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto. A fronte di tali evidenze i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Ravenna hanno deciso di approfondire gli accertamenti attraverso un’ispezione diretta nella sede aziendale, in modo da verificare se quanto dichiarato in dogana avesse poi trovato concreta attuazione nelle successive operazioni commerciali e se effettivamente la merce fosse poi stata destinata alle strutture pubbliche indicate quali destinatari finali dei beni.

Dal controllo, risultato fin da subito non semplice, poichè l’azienda aveva stipato i dpi importati in tre magazzini di grandi dimensioni dove giacevano accantonati, evidentemente in attesa di trovare altri acquirenti, è stato appurato come la merce importata non venisse poi ceduta direttamente agli enti pubblici come dichiarato, bensì ad un’altra società commerciale collegata alla venditrice e riconducibile al medesimo assetto proprietario, alla quale veniva venduta con un ricarico stimato pari a circa il 18% del prezzo di acquisto. Quest’ultima impresa, poi, rivendeva a sua volta la merce a enti pubblici e/o a altre imprese private applicando un ulteriore ricarico del 20%.

Inoltre, è stato anche accertato come molte delle dichiarazioni che avrebbero dovuto essere sottoscritte dagli enti pubblici quali destinatari finali dei beni e presentate in dogana dall’importatore privato per lo svincolo diretto, fossero state invece predisposte (ed in alcuni casi addirittura vistate) dalla stessa impresa importatrice beneficiaria dell’esenzione fiscale. E’ stata quindi analiticamente ricostruita la reale destinazione dei dispositivi di protezione di ogni singola importazione, riscontrando anche casi eclatanti di frode quali, ad esempio, la commercializzazione di 8.400 calzari, cartolarmente destinati ad una azienda ospedaliera emiliana, in realtà ceduti ad una impresa privata polacca.

Il responsabile aziendale, che aveva sottoscritto le autocertificazioni false necessarie alla particolare procedura di sdoganamento nonché molte delle dichiarazioni degli enti pubblici, anch’esse predisposte ad arte per aggirare i vincoli doganali, è ora accusato di contrabbando aggravato ed è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Ravenna.

Nel contempo, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno passato al setaccio i tre magazzini aziendali, riscontrando tutte le giacenze di beni riconducibili alle operazioni doganali eseguite beneficiando illecitamente dell’esenzione di dazi e IVA e quindi oggetto del sistema fraudolento adottato. Sono stati rinvenuti 2.527.516 DPI di vario tipo, tra cui 1.677.306 mascherine FFP2, 680.230 mascherine chirurgiche a tre strati, 154.327 tute, 14.947 occhiali e 706 visiere protettive, per un valore commerciale complessivo di circa 6.200.000 euro. Tutta la merce contrabbandata è stata quindi sottoposta a sequestro cautelare, già convalidato dalla competente Autorità Giudiziaria.

La società, inoltre, dovrà versare circa 1 milione di euro di dazi all’importazione e circa 1.700.000 euro di Iva, pari a quanto evaso, a fronte dei 12 milioni di euro di merce acquistata dalla Cina.

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