Da settimane i numeri dei contagi da coronavirus sono in aumento e istituzioni ed esperti consigliano “di uscire di casa solo per lavorare, istruirsi o per altre gravi necessità”. Dopo le misure restrittive imposte dal Dpcm del 24 ottobre, già definito un mini-lockdown, la memoria torna alla primavera scorsa quando il confinamento in casa era una realtà.
Convivere con il virus ha significato un cambiamento nelle abitudini e, in alcuni casi, nuove difficoltà economiche da dover affrontare. Per chi vive nelle case popolari, come è andata? Un quadro della situazione, da marzo ad agosto, è stato tracciato da Emanuela Giangrandi, presidente di Acer Ravenna, gestore delle case popolari.

Durante la “prima ondata” avete registrato particolari difficoltà tra gli inquilini delle case Erp? Difficoltà nel pagare i canoni d’affitto?
Quando a marzo i nostri uffici, così come le banche e gli uffici postali, hanno chiuso, gli inquilini delle case popolari si sono trovati di fronte al problema oggettivo di non sapere come pagare i bollettini per gli affitti. Teniamo presente che buona parte dei nostri assegnatari (il 40%) ha un’età che supera i 65 anni e non è avvezza a pagamenti con bonifico bancario o all’utilizzo dei sistemi informatici. Il problema ci è stato segnalato da molti e come Acer abbiamo subito differito il pagamento del canone mensile dal 5 marzo al 5 maggio, senza prevedere morosità. Nel complesso, da gennaio ad agosto, sul fronte della morosità abbiamo registrato solo un piccolo aumento del 2% rispetto all’anno precedente: dal 6,53% siamo passati al 8,93%.

Il lockdown e il coronavirus hanno modificato comportamenti o abitudini negli inquilini?
C’è un dato che abbiamo notato: mediamente i nostri uffici ricevono circa 150 chiamate a settimana da parte dei nostri assegnatari, per richiede interventi manutentivi nelle abitazioni. Da metà marzo a metà maggio, le richieste sono calate in maniera evidente: circa 60 a settimana. Ovviamente, il timore del contagio ha fatto sì che gli inquilini preferissero non far entrare in casa persone estranee, quali tecnici o manutentori.

La convivenza forzata, il non poter uscire di casa o l’uscire meno, non ha fatto registrare criticità? Oppure ha generato situazioni di collaborazione e solidarietà?
Come Acer teniamo un report dove registriamo le segnalazioni che riceviamo per le “violazioni del regolamento”. Da gennaio a marzo abbiamo ricevuto 31 segnalazioni. Da aprile a giugno ne sono arrivate 43. Da luglio a settembre 99. Un numero enorme. La nostra interpretazione, supportata anche dalla nostra mediatrice sociale che riceve le telefonate, è che gli effetti del lockdown si siano visti successivamente. è diminuita la capacità di sopportazione, vi è stato un aumento di intolleranza e le tensioni si sono esasperate. Quelle che ci vengono riportate non sono situazioni drammatiche o incivili ma semplici difficoltà relazionali, che indicano criticità nella convivenza. I rapporti si sono deteriorati nei mesi di lockdown ma gli effetti sono visti successivamente.

C’è stata anche qualche nota positiva?
Sì, in particolar modo dove c’erano già delle realtà che collaboravano in esperienze di auto mutuo aiuto, sia tra inquilini o con realtà del terzo settore. Qui sono state create nuove attività per rispondere ai nuovi bisogni: pagamento delle bollette, distribuzione di cibo, cura dei bambini, ecc… A Ravenna, ad adempio, nella zona della Gulli dove ci sono realtà già organizzate, penso a Gullinsieme e Casa Volante, sono state organizzate iniziative di collaborazione. Non escludiamo che vi siano stati anche altri gesti spontanei di aiuto tra vicini, ma è anche difficile che in una fase di limitazioni dei rapporti sociali, si siano create nuove esperienze strutturate.

Vista la delicata fase economica, ad oggi avete ricevuto nuove domande per le case Erp?
Per persone in difficoltà, il Comune di Ravenna ha messo a disposizione le risorse del Fondo Regionale per il contributo dell’affitto: aiuti economici per chi vive in case private e ha subito cali del reddito a causa del Covid-19. Inoltre con il blocco degli sfratti, non ci sono stati interventi d’emergenza per la casa. A maggio sono stati erogati i contributi richiesti nei mesi di lockdown e adesso è in corso la raccolta delle domande di contributi per l’affitto a sportello, senza graduatoria ma in base alla valutazione dei servizi sociali. Al momento non abbiamo numeri precisi, ma certamente si tratta di un trend è in crescita. SP