Immagine di repertorio
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I domenica di AVVENTO
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.

Il commento di Suor Anastasia di Gerusalemme, monaca carmelitana

Il nostro cammino di Avvento nell’ascolto del Vangelo si apre con un dono grande, con un incontro! Gesù, infatti, parlando ai suoi discepoli e a noi, subito fa entrare in scena un personaggio particolare e misterioso, una presenza viva, attraverso la quale Egli desidera rivelarsi a noi, desidera entrare in relazione con noi: “È come un uomo, che è partito” (Mc 13, 34). Così Egli si descrive e si presenta a noi, nelle prime battute del Vangelo di questa domenica, appena abbozzando la sua fisionomia, che completerà poche battute più avanti, annunciando: “Il Signore della casa ritornerà”.

Dunque la chiamata per noi è quella di cercare con tutto il nostro impegno, con il desiderio del nostro cuore, di incontrare e conoscere, accogliere e amare, colui che sta per ritornare da un lungo viaggio, colui che è il Signore della casa. Ma il Signore che si è fatto uomo, che ha intrapreso il viaggio più avventuroso, più inimmaginabile, più straordinario: il viaggio dell’incarnazione, della discesa di Dio sulla terra, nella casa degli uomini.
È importante accogliere questa prima ed essenziale indicazione di luce, che ci offre il tempo santo dell’Avvento: il Signore si è messo in viaggio, instancabile camminatore delle nostre strade di vita e sta per arrivare!

Questo dato di rivelazione chiede a noi attenzione, preparazione, chiede vigilanza. Proprio questa parola accompagna quasi ad ogni riga il testo evangelico che leggiamo in questa domenica; la ritroviamo, infatti, molte volte, con sfumature diverse: fate attenzione, vegliate, vegliare, vegliate e di nuovo vegliate. È come un ritornello che il Signore stesso canta per noi; non una minaccia, non un comando severo, ma piuttosto una dichiarazione, un canto d’amore che Egli desidera offrirci, per farci già da ora partecipare alla gioia dell’incontro, dello stare con Lui.

Un’altra cosa importante sembra emergere da questo breve passo evangelico: c’è un luogo, uno spazio privilegiato in cui questo incontro può e deve avvenire: la porta di casa. È lì che il Signore si farà sentire, è lì che Egli manderà il suo segnale e dirà: “Eccomi! Io sto alla porta e busso!” (Ap 3, 20). E cosa dovrà fare il portiere, se non aprire, avendo riconosciuto quella voce d’amore, quel tocco unico e irripetibile, col quale solo il Signore è capace di raggiungere, di accarezzare il nostro cuore? Proprio come ci rivela la sposa del Cantico, quando racconta la sua esperienza con lo Sposo, che arriva nella notte: “Una voce! Il mio amato che bussa! Mi sono alzata per aprire al mio Diletto: fluiva mirra dalle mie dita sul chiavistello della porta” (Ct 5,2 ss).

Questa è l’immagine del nostro Avvento, questo è il cammino preparato anche per noi, questo è già l’anticipo della nostra felicità, anche dentro la notte di questo tempo difficile che tutti stiamo vivendo. Il Signore della casa, ecco, sta per arrivare: che il nostro cuore possa vegliare ed essere pronto ad aprirgli, appena busserà