Diego Armando Maradona

È stato, sempre e comunque, “un figlio del popolo”, mai ha rinnegato le sue radici, compresa la sua fede popolare. “Uno di noi”. Per questo, tutta l’Argentina abbraccia e piange il suo mito, il calciatore Diego Armando Maradona, morto a ieri a 60 anni per un attacco cardiaco nella sua abitazione di Tigre. Mentre il Governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, si moltiplicano le reazioni, i messaggi e le preghiere. Come ha trovato conferma il Sir, nelle dichiarazioni a caldo raccolte in ambito ecclesiale e nei quartieri popolari della periferia “bonaerense”, nelle villas di cui el pibe de oro è stato figlio, a partire da Villa Fiorito, il suo quartiere natale. “È un duro colpo, una giornata triste”, dicono tutti.

“Non ha mai perso la fede popolare”. Da La Plata, dove di recente Maradona è stato operato e ricoverato, arriva l’omaggio dell’arcivescovo, mons. Víctor Manuel Fernández, teologo già assistente dell’Università Cattolica Argentina. “È stato molto apprezzato soprattutto dagli umili – dichiara al Sir l’arcivescovo -, perché rappresenta chi si è fatto avanti con fatica, ha raggiunto un posto importante, ma senza perdere la cultura popolare da cui proveniva, senza allontanarsi dai suoi soliti amici, senza negare la sua umile origine o nasconderla. Non ha mai perso la fede popolare che sua madre gli ha trasmesso e non ha mai negato quella fede dei semplici. Ecco perché spesso si faceva il segno della croce, chiedeva aiuto alla Vergine, parlava di Dio senza vergogna”.

Certo, in lui, come è noto, hanno convissuto grandezza e fragilità: “La sua grandezza consiste nel fatto che sapeva come mettere il suo corpo e la sua anima in quello che faceva. Il calcio era la sua vocazione, e lì dava tutto. Inoltre, sappiamo che non l’ha fatto solo per progredire finanziariamente, ma con la passione di portare gioia alle persone.

Conosciamo già i suoi limiti, i punti deboli, a cui sono spesso attratti coloro che hanno un’elevata esposizione pubblica. Ma in mezzo ai suoi limiti, non si è lasciato sopraffare, ha riprovato ed è andato di nuovo avanti”.

Una messa, molto sentita, l’ha celebrata, nell’arcidiocesi di Buenos Aires, padre José Maria “Pepe” Di Paola, coordinatore dei curas villeros, i sacerdoti delle periferie, che ricorda così Diego Armando Maradona: “È un grave colpo per tutta la gente, un simbolo per l’Argentina. Io stesso, pur non avendolo mai conosciuto direttamente, sono colpito, ho quasi la sua età, e ho seguito tutta la sua carriera.

Era un campione vicino ai poveri, ai quartieri, sapeva identificarsi con la gente e questo era successo anche in Italia, quando giocava con il Napoli. È stato un figlio delle villas, senza dubbio, amava le persone più umili”.

Bruno Desidera, giornalista della “Vita del popolo”