Monsignor Ghizzoni alla Messa di San Paterniano
Un momento della celebrazione del Patrono di Cervia

Cervia si affida alla protezione del suo Patrono, San Paterniano. L’ha fatto con una celebrazione Eucaristica, presieduta dall‘Arcivescovo Mons. Lorenzo Ghizzoni, che ha raccolto attorno all’altare del Duomo il parroco don Pierre Laurent Cabantous con i parroci del Vicariato. Una cerimonia onorata da autorità civili e militari e rappresentanti del mondo dell’associazionismo, sobria nella forma ma non nella sostanza, perché proprio nell’Eucarestia, in cui Gesù si avvicina a noi, dobbiamo trovare la forza ed il sostegno per resistere a momenti delicati come questo. 

Sulle orme di San Paterniano, l’omelia del Vescovo ha tracciato la figura del Pastore, secondo l’immagine di Gesu stesso “Pasci il mio gregge”.  “Noi, vescovi, presbiteri, diaconi, siamo destinatari di un dono, quello di edificare la Chiesa di Cristo, non come semplici esecutori, ma strumenti con una responsabilità a 360 gradi, dalla celebrazione, all’ascolto, alla preghiera”. E questo perchè “il nostro ministero non ha limiti di tempo, continua sempre – osserva Lorenzo – nei confronti di coloro che ci sono affidati. Una missione che dobbiamo svolgere secondo il Comandamento più importante che è poi la richiesta che Gesu ci ha fatto: ‘Amatevi l’un l’altro come io ho amato Voi’. Amore non semplice modello esterno, ma interno al cuore di ognuno di noi. Amore difficile per via delle nostre imperfezioni, fondamento della vita ecclesiale ma anche anima delle relazioni con gli altri, delle missioni, delle scelte più importanti della vita, che, per essere efficace, ha bisogno si costruisca, come dice Agostino, con un ordine”.

Amore non è solo sentimento, belle emozioni, impulso immediato del cuore – continua Mons. Ghizzoni – ma bene da costruire con una serie di regole, di obiettivi, pratiche, perché nel modo in cui ci rapportiamo con Dio nella preghiera, con noi stessi, con gli altri, nascono la giustizia, il rispetto, la pace, l’etica, la morale personale, della famiglia, della società. 

Ministeri  diversi nella Chiesa, come nella società, per essere persone che, nel nome dell’Amore, siano guide, esempi, modelli. Nel ministero ordinato, a noi Pastori è chiesto non di essere esecutori di pratiche, ma prima di tutto di amare, secondo gerarchie dell’Amore per cui chi è più amato da Dio, più è impegnato a dare agli altri, all’opposto  della logica della vita civile ove chi è in posizione previlegiata viene servito.  A noi si chiede tanto e soprattutto di gestire il nostro servizio  non in funzione del ritorno, del riconoscimento, della gratificazione, dell’applauso, ma in aderenza al Vangelo. Sull’esempio di tutti i Pastori che, nella storia della Chiesa, come Paterniano, in questa logica hanno guidato le loro comunità“.

Giuseppe Grilli