Una giornata dedicata a due mezzi di informazione. Quella che si celebra domenica 8 novembre con la Giornata di Avvenire ci vede, come Risveglio Duemila, tra i protagonisti. Con noi un fratello maggiore, il quotidiano Avvenire che dal 1968 dà voce ai cattolici in Italia. Una diffusione straordinaria di copie nelle le chiese della nostra Diocesi sarà il segno di un’attenzione particolare che ricorre una volta l’anno.

All’interno del giornale, una pagina curata dal nostro settimanale diocesano che racconta alcuni degli eventi e delle notizie più significative delle ultime settimane in diocesi: ricordi, testimonianze e riflessione sull’udienza della città da Papa Francesco per la benedizione della croce di Paolo VI, la missione diocesana di Carabayllo che sta per celebrare la prima Messa dopo il lockdown e la partenza del Servizio diocesano Tutela Minori.

E poi un editoriale dell’Arcivescovo Lorenzo che fa il punto sulle sfide pastorale dei prossimi mesi: di seguito il testo.

Camminare insieme è la via costitutiva della Chiesa che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio… in questo tempo ferito” (Papa Francesco). Ascoltando il presbiterio, i diaconi, i religiosi, i Consigli, gli Uffici pastorali, ci siamo resi conto che l’anno pastorale appena iniziato andrà vissuto come “anno speciale” per mettersi in ascolto di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa in questo tempo di pandemia. 

Il momento che stiamo vivendo è complesso, il nostro cuore è turbato e alcuni dei nostri fedeli stanno vivendo grandi sofferenze. Crediamo che sia un tempo da abitare e da condividere con tutti come Comunità cristiana, alla luce della Parola di Dio. Sentiamo il bisogno di ascoltarci e comunicarci quello che stiamo vivendo, di riconoscerlo e assumerlo con consapevolezza e libertà per scoprire il bene che ogni situazione contiene, anche la più tragica. Si tratta di discernere se nella disgrazia della pandemia c’è anche una Grazia con cui il Padre provvidente ci viene incontro per non lasciarci soli.

Non vorremmo che, passata questa tempesta, si volesse far ritornare tutto come era prima. In una prospettiva cristiana ci vorremmo impegnare a educare i nostri collaboratori pastorali a guardare alla vita come un luogo dove Dio agisce e parla, per invitarci a realizzare qui e ora quel bene che è possibile. L’arte del discernimento personale e comunitario è il modo in cui cerchiamo di ascoltare e rispondere a Dio che agisce, ispira e chiama.

Perciò ci siamo proposti di riflettere sulle tante domande sorte durante il lockdown: la paura della morte e della sofferenza legate al problema della bontà e onnipotenza di Dio; l’abbandono (parziale) della liturgia domenicale soprattutto di alcune categorie; la parrocchia come luogo di aggregazione sociale per i giovani e di riti abitudinari per gli anziani; alcuni segni della secolarizzazione più marcati e scoperti in questa emergenza; la Caritas e le sue potenzialità evangelizzatrici con un nuovo volontariato; l’utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale, con i linguaggi da rivedere; le scuole dell’infanzia e le altre paritarie messe in crisi; l’economia delle parrocchie in sofferenza… Vogliamo fare questa riflessione insieme e lo abbiamo chiesto anche ai parroci con i loro fedeli. Sarà una occasione di sinodalità e di rafforzamento della fratellanza, in linea con la proposta di Papa Francesco per l’oggi della Chiesa.

Ci siamo dati una traccia di lavoro: promuoviamo l’ascolto reciproco delle persone, le sofferenze e le attese… Ci raccontiamo le nostre esperienze di vita e di fede in famiglia o in piccoli gruppi. Ci confrontiamo con la Parola di Dio, nella preghiera personale, in famiglia, nelle comunità religiose, per individuare i segni dello Spirito, anche con l’aiuto del Sussidio Biblico diocesano. Non ci lasciamo rubare le nostre relazioni comunitarie nelle parrocchie, nelle associazioni, nelle comunità religiose; senza dimenticare i lontani, gli indifferenti, i delusi, chi è in ricerca; inventando vie e modalità nuove, compatibili con le restrizioni dei prossimi mesi.

Vogliamo dare una attenzione particolare al mondo dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani…  incoraggiando e dando occasioni di formazione agli animatori, agli educatori.

Vogliamo stare a fianco della comunità civile per essere pronti a affrontare i nuovi sviluppi sociali e economici pesanti che si aprono con il ritorno delle limitazioni.

Ora più che mai è tempo di missione per seminare il Vangelo in una situazione di emergenza, dentro un tempo che sta cambiando comportamenti e convinzioni che sembravano stabili e acquisite. Una missionarietà unitaria, condivisa, che deve dare nuova forma ai programmi e alle attività, ai percorsi di formazione dei collaboratori più stretti ma anche dei fedeli tutti. La risposta della comunità cristiana anche alla crisi provocata dalla pandemia, dovrà essere un ritorno al Vangelo e allo stile di vita degli Atti degli apostoli e ripartendo insieme, poiché siamo sulla stessa barca.  +Lorenzo Ghizzoni