Santa Maria delle Croci Ravenna

Infermieri, le graduatorie sono esaurite. E le conseguenze si vedono, sia dentro che fuori dal Santa Maria delle Croci, proprio in questo tempo di emergenza. Dalle Rsa chiuse a causa dei contagi, nei giorni scorsi, è arrivato il grido dall’allarme per la carenza di personale (parte del quale è a casa in quarantena o in malattia). L’Ausl è corsa ai ripari “prestando” alcuni infermieri. Ma la coperta è corta per tutti. E ovviamente non va meglio sul fronte del personale medico. “E’ un problema strutturale che non possiamo risolvere ora – spiega il direttore dell’ospedale Santa Maria delle Croci Paolo Tarlazzi  –, anche se a fine novembre si laureeranno nuovi infemieri e l’Ausl Romagna ha alzato a 3 anni il tempo di contratto minimo per l’assunzione a tempo determinato: l’obiettivo è migliorare l’appeal della nostra azienda per i giovani laureati e questa è una carta importante da giocare”.

Ma ora i nodi vengono al pettine, ora che l’Ausl ha decretato il livello “rosso” di attenzione negli ospedali dell’azienda (oltre l’80% di posti letto occupati). E l’unica strada da percorrere, ragiona il direttore sanitario, è l’alleanza con il territorio: anche le strutture territoriali sono in forte criticità e l’ospedale faticherà a farsi carico di tutte le necessità (anche quelle del territorio) connesse al picco di contagi che si sta prospettando.  

Paolo Tarlazzi, direttore sanitario del Santa Maria delle Croci
Paolo Tarlazzi, direttore sanitario del Santa Maria delle Croci

Perciò la strategia è riorganizzare il lavoro, motivare i professionisti che ci sono (anche con incentivi economici – ndr) e fare rete, “perché se i dpi (mascherine etc…) quando sono arrivati, nei primi mesi di emergenza, dovevamo semplicemente acquistarli, ora la disponibilità economia dell’azienda c’è ma..” non si possono comprare infermieri.  

L’evoluzione del virus e dei contagi hanno dimostrato, ancora una volta, spiega Tarlazzi che “tutto il sistema sanitario è interconnesso” e se una parte va in sofferenza è l’intero sistema che rischia di incepparsi. “Anche dal punto di vista medico, ci sono criticità ma alcuni dei nostri primari, come il dottor Paolo Bassi (Malattie Infettive) e Marco Domenicali (Medicina Interna) vanno regolarmente nelle Rsa per dare una mano e verificare chi è meglio ricoverare. La grande sfida è la medicina del territorio. Questo è il momento per cercare di scardinare il ‘si è sempre fatto così’. E lo dobbiamo fare orail futuro del Sistema sanitario nazionale passa da qui”. 

Intanto però anche l’ospedale è sotto pressione, spiega Tarlazzi: “Nessuno si aspettava una recrudescenza così del virus: una ripresa sì ma non con numeri che superano quelli della Fase 1”. A metter in affanno il sistema sono soprattutto i focolai ormai ampi nelle case di riposo (le strutture sono tante nel nostro territorio, anche come case-famiglie, dove normalmente non è presente il personale infermieristico).  

Al Santa Maria delle Croci è stato riorganizzato e riaperto il Reparto per pazienti Covid al quinto piano con 24 posti letto (+3). Perché è essenzialmente di posti letto in reparti ordinari o di sub-intensiva che c’è più bisogno, spiega Tarlazzi: “grazie al miglioramento delle terapie per combattere il Covid, sono meno quelli che arrivano ad aver bisogno di essere intubati. Si lavora soprattutto con ossigeno ad alti flussi. Pneumologia ha occupato quasi tutti i suoi 16 posti letto mentre in Terapia Intensiva su 12 posti, 6 sono riservati a pazienti Covid e altri sei per altre patologie”. 

In questa seconda ondata però, l’Ausl ha scelto di non riconvertire tutto l’ospedale all’emergenza Covid bloccando visite ed esami non urgenti, quindi c’è da fare ai conti e da rendere praticabili le prestazioni anche per tutte le altre patologie, con i relativi percorsi di “sporco” e “pulito”.  

“Il Pronto Soccorso è sottoposto a una enorme pressione: se è vero che gli accessi per altre patologie sono diminuiti, arrivano però pazienti anziani e già molto gravi (forse perché si rimanda all’ultimo la decisione di chiamare il 118 perché l’acceso è vietato ai parenti – ndr) che nel 20% dei casi necessitano già di un ricovero. Il carico quindi si trasferisce anche in Medicina d’urgenza e Medicina interna che sono già molto piene”.  

In questa situazione, conclude Tarlazzi, strutture come il nucleo Covid per anziani positivi appena allestito al Galla Placidia sono ossigeno per l’ospedale: “I 20 posti sono già tutti occupati. Se quei serbatoi sul territorio si potessero incrementare, davvero questo farebbe la differenza”.