Il nuovo Messale

“La liturgia cammina, così come in cammino è l’umanità. E allora le nuove formule del Messale romano non sono state introdotte per il ‘gusto di qualcuno’ ma servono ad evangelizzare nel tempo in cui vengono usate”. Parole nuove per dire le verità di sempre: a questo serve il nuovo Messale che tra qualche settimana si inizierà ad usare in tutte le parrocchie della Diocesi (per la precisione dall’Avvento, come ha stabilito l’arcivescovo Lorenzo) secondo don Vincenzo Cetrangolo, direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano che assieme a don Ugo Facchini, direttore dello stesso Ufficio a Faenza e docente all’Issr Sant’Apollinare di Forlì, guiderà il corso di Liturgia proprio sul nuovo Messale alla Scuola di Formazione teologica in programma dal prossimo lunedì 9 novembre.

Dopo l’ultimo Dpcm, la scuola di Formazione teologica ha deciso di proporre il corso di Liturgia esclusivamente in modalità online e di modificarne gli orari. L’appuntamento con la prima lezione è per lunedì 9 novembre dalle 20 alle 21.15. Anche le prossime riunioni seguiranno questo orario. Per iscrizioni e informazioni sul corso che si terrà sulla piattaforma Zoom: sft.sanpiercrisologomail.com

Il corso sarà un’occasione per capire e cogliere la ricchezza delle nuove formule, spiega don Vincenzo: “Non cambia la struttura della Messa né quello che possiamo vivere con essa: la riforma liturgica è quella del Concilio Vaticano II. Cambiano però le parole, che in qualche caso sono più adeguate e comprensibili al linguaggio di oggi e in altri sono più fedeli ai testi originali (latini o si usa direttamente il greco, come nel Kyrie). Ci sono testi più musicali che il ministro più intonare.

L’obiettivo è sempre quello di coinvolgere con alcune espressioni e chiarire il Mistero che si celebra. Perché il rischio più grande nella Messa è quello di recitare vuote formule”.

La vera sfida, conclude don Cetrangolo, è allora dare slancio e “gusto” a quel “desiderio di incontro col Signore nella Messa” che abbiamo vissuto nei mesi di lockdown. “La gente, almeno qui in campagna (don Vincenzo è parroco di San Marco Villanova, Godo, Cortina e San Michele, ndr) è tornata, anche perché abbiamo fatto di tutto per vigilare sui contagi.  Se dovessimo interrompere di nuovo le celebrazioni sarebbe davvero un brutto colpo”, conclude don Cetrangolo.