I militari della Guardia di Finanza in una delle strutture sequestrate

Due alberghi a Cesenatico, al momento chiusi ma reduci dalla stagione estiva, con una capacità complessiva di un’ottantina di camere, del valore complessivo di 4,8 milioni e 26 appartamenti in un residence di Lido di Savio, per un valore immobiliare di 2,2 milioni: sono gli immobili che militari del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Ravenna hanno sequestrato questa mattina, lunedì 9 novembre, in esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale disposta dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bologna su proposta della Procura della Repubblica di Ravenna, a due fratelli imprenditori ravennati, di origini campane, operanti nel settore turistico-alberghiero. I due ravennati, incensurati, erano già stati accusati di plurime condotte di bancarotta fraudolenta per essersi appropriati, nel tempo, di ingenti risorse finanziarie portando dolosamente al fallimento diverse imprese del settore operanti nella riviera romagnola.

Gli accertamenti economico-patrimoniali, sulla base dei quali è stata ora adottata la misura di prevenzione, sono stati svolti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ravenna a conclusione di una precedente attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica di Ravenna, che ha riguardato il fallimento doloso di sette società di capitali. A seguito di quell’indagine sono state infatti contestate ai due imprenditori una serie di bancarotte fraudolente patrimoniali e documentali, reiterate dal 2007 al 2016, con riguardo alla gestione di fatto, schermata attraverso prestanomi e società di comodo, di diverse strutture ricettive e tour operator che venivano poi depredati di ogni risorsa finanziaria prima di essere destinati sistematicamente al fallimento. Un giro vorticoso di società e flussi finanziari attraverso i quali gli imprenditori investigati sono riusciti ad accumulare illecitamente milioni di euro, poi reinvestiti nell’acquisizione di altre strutture turistiche e in proprietà immobiliari.

La successiva indagine patrimoniale, rivelatasi particolarmente articolata in virtù del periodo temporale di riferimento (oltre 10 anni) e delle numerose aziende e beni facenti capo ai proposti, peraltro ubicati in province diverse, ha consentito di rivelare un’evidente sproporzione tra gli esigui redditi leciti dichiarati al fisco dai componenti dei loro nuclei familiari e gli asset patrimoniali a loro riconducibili, tanto da poter ragionevolmente ritenere che, per condotta e tenore di vita, gli stessi vivessero abitualmente con i proventi di attività delittuose e pertanto potessero definirsi soggetti socialmente pericolosi, anche alla luce del loro delineato profilo delinquenziale connotato da una serie di reati a sfondo economico-finanziario, tra cui riciclaggio, dichiarazione fraudolenta, insolvenza fraudolenta e truffa. Reati per i quali andranno in udienza a Bologna a dicembre