Wassily Kandiski (1912) Il giudizio finale (particolare) Parigi, Centre Georges Pompidou, olio su tela
Wassily Kandiski (1912) Il giudizio finale (particolare) Parigi, Centre Georges Pompidou, olio su tela

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 31-46)
Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. (…) Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: Venite (…) ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti? E il re risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: Via, lontano da me, maledetti, (…) perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito? (…) In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”.

Il commento di Patrizia e Goriziano Facibeni, membri dell’ufficio Famiglia
Questo è l’ultimo discorso di Gesù prima della sua passione; è quasi il suo testamento spirituale, in cui ci lascia le ultime raccomandazioni per raggiungerlo in cielo. Ancora una volta Gesù ci chiede di amare, perché, come dice bene don Oreste Benzi, alla fine della vita saremo giudicati sull’amore. Ma non su un sentimento romantico o sdolcinato, bensì su testimonianze molto concrete di amore vissuto nei fatti. E papa Francesco ci spiega: “Le opere di misericordia non sono temi teorici, ma sono testimonianze concrete. Obbligano a rimboccarsi le maniche per alleviare la sofferenza.

Chi ha sperimentato nella propria vita la misericordia del Padre non può rimanere insensibile dinanzi alle necessità dei fratelli. L’insegnamento di Gesù non consente vie di fuga: “avevo fame e mi avete dato da mangiare; avevo sete e mi avete dato da bere; ero nudo, profugo, malato, in carcere e mi avete assistito”. Gesù stesso si identifica nelle persone affamate, assetate, malate, sole: possiamo dire che queste persone sono come un “sacramento” di Gesù vivo nel mondo, ed è accogliendo loro che accogliamo il nostro Salvatore.

Notiamo che sia le pecore che i capri sono sorpresi per il giudizio loro riservato: nessuno sapeva di aver fatto o non fatto queste opere di misericordia al Signore stesso. Tra le pecore vi sono sicuramente molti che hanno agito con generosità ed amore, anche senza avere l’etichetta dei bravi cristiani. Perché è lo Spirito Santo che ispira scelte d’amore; e lo Spirito, come il vento, soffia dove vuole. D’altra parte molti che in vita dicevano sempre “Signore, Signore” sentendosi forti della propria religiosità, si ritrovano fra i capri per non aver saputo incontrare nelle opere concrete quel Dio a cui si rivolgevano solo con le parole.

Ma nei poveri e nei sofferenti ci viene anche offerta una grazia. Per mezzo di loro abbiamo continue occasioni per guadagnarci la salvezza, perché ogni atto di misericordia fatto a loro è un incontro con la persona di Gesù. E la ricompensa che i giusti riceveranno non sarà altro che il compimento di una intimità di vita con Dio, già iniziata su questa terra.


In questo anno 2020 così martoriato, infine, ci sono anche altre povertà che emergono all’interno delle nostre famiglie, che dobbiamo saper cogliere. I rapporti umani che per esigenze sanitarie vengono sempre più ridotti, creano disagi, paure e solitudine. Non lasciamoci rinchiudere in noi stessi, ma teniamoci sempre aperti all’attenzione per l’altro. Un’attenzione particolare va rivolta agli anziani delle nostre famiglie che in questa pandemia soffrono la solitudine, la lontananza, la malattia, il timore di un distacco repentino e a volte irreversibile dai propri cari, senza nemmeno la possibilità di un ultimo saluto. Chiediamo sempre al Signore, insieme a Madre Teresa di Calcutta: rendici degni “di servire i nostri fratelli che in tutto il mondo vivono e muoiono poveri ed affamati. Dà loro oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano, e dà loro, per mezzo del nostro amore comprensivo, pace e gioia”-