violenza sulle donne

Lo ha certificato la Regione Emilia-Romagna con i dati contenuti nell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, raccolti in collaborazione con i Centri antiviolenza per l’anno 2019, dai quali risulta che nel 2019 le donne che hanno contattato un centro antiviolenza per ricevere attività di sostegno e  di consulenza sono state 5.662 (nel 2018 erano state 4.871). Lo conferma Alessandra Bagnara, presidentessa di Linea Rosa, l’associazione con sede a Ravenna che da ormai 30 anni (è stata fondata il 2 dicembre 1991) aiuta e sostiene le donne vittime di ogni tipo di violenza o abuso. “Purtroppo i numeri sono estremamente alti anche quest’anno: dall’inizio dell’anno a oggi sono già 330 le donne che si sono rivolte al nostro centro antiviolenza“.

Sono tre i centri che l’associazione gestisce nel territorio provinciale: oltre a quello di Ravenna, c’è quello di Cervia, attivo dal 2009, e quello di Russi, operativo dal 2001. I tre rientrano nel novero dei 21 centri antiviolenza sparsi in tutta la regione, a cui si aggiungono 41 Case rifugio (11 si trovano nella provincia di Ravenna per un totale di 74 posti letto) e 16 Centri per uomini maltrattanti (3 nel ravennate), di cui 7 pubblici e 9 del privato sociale. Una rete diffusa sul territorio che la Regione sostiene con quasi 2,7 milioni di euro (2.694.567,75), risorse stanziate per il 2020 dal Dipartimento nazionale Pari opportunità.

“Anche Cervia e Russi in questi anni hanno registrato un incremento del numero delle donne – evidenzia la Bagnara – che si rivolgono ai centri di prima accoglienza. Ci attestiamo su una media di 20-25 donne all’anno, ma in alcuni casi siamo arrivati anche a 28, considerando sia quelle donne che sono in accoglienza dagli anni passati sia quelle che si sono aggiunte quest’anno. A queste sommiamo le 371 donne accolte a Ravenna nel 2019 e le 230 accolte fino a settembre quest’anno. Sono numeri importanti. Io dico sempre che anche solo una donna è un numero importante perché si sta parlando di persone, di esseri umani ma questi sono numeri a mio giudizio agghiaccianti”.

Il Report della Regione ha poi puntato l’accento sull’andamento del fenomeno della violenza sulle donne nei mesi del lockdown: le chiamate al numero verde 1522 sono più che raddoppiate, passando dai 365 casi del periodo marzo-giugno del 2019 agli 804 dello stesso periodo di quest’anno.

“Questo è un aspetto su cui porre l’attenzione – riflette la presidentessa di Linea Rosa – perchè se è vero che nei mesi di lockdown totale, parliamo di marzo, aprile e maggio, il calo delle donne che si rivolgevano al centro antiviolenza era stato molto tangibile, è anche vero che con la riapertura c’è stata un’enorme richiesta di aiuto da parte delle donne e quindi questo ha messo ancor di più in luce quello che noi già sapevamo, cioè il fatto che la convivenza forzata dei nuclei, dei coniugi, dei conviventi all’interno di una situazione in cui c’è violenza, è estremamente pericolosa e difficile. Voglio ricordare che i nostri centri di Russi e Cervia sono aperti un giorno alla settimana, ma nelle restanti giornate il numero di telefono è dirottato su quello di Ravenna, con una copertura per i colloqui telefonici di sostegno ma anche solo per prendere appuntamenti per tutta la settimana, senza pause”.

Oggi, mercoledì 25 novembre, nel giorno in cui si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il centro antiviolenza di Ravenna propone iniziative di sensibilizzazione e Linea Rosa rende pubblico il progetto video ‘#laretepuò’. Il video raccoglie brevi estratti delle interviste effettuate a professionisti e professioniste, operanti in vari settori, che insieme mandano un messaggio di incoraggiamento alle donne, raccontando la propria attività sul campo all’interno del sistema di aiuto.

“Credo sia un modo immediato ed efficace per ribadire alle donne che hanno subito violenza e maltrattamenti – spiega Alessandra Bagnara – che possono essere sostenute e accompagnate nel loro percorso così difficile di uscita da una relazione violenta (i dati dell’Osservatorio regionale parlano nel 2019 di 2.724 donne che hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza in accordo con le operatrici, ndr). Con questo progetto abbiamo voluto sottolineare come la differenza in questi percorsi la possono fare i professionisti e le professioniste che le donne incontrano, perché con la loro disponibilità, capacità professionale, empatia, e anche con il collegamento con gli altri soggetti e con il centro antiviolenza, la donna si sente accolta, sostenuta e accompagnata nel suo percorso. La ‘retepuò’, quindi, sottolinea questo, il valore di questa rete di soggetti, istituzionali e non, che in questi anni hanno collaborato insieme al centro antiviolenza e che credo possano aver fatto anche la differenza in moltissimi casi, perché non ci dimentichiamo che noi abbiamo accolto al nostro centro oltre 7500 donne”.