Uno scatto della Veglia di ieri sera a Santa Maria in Porto

“Signore, quando?”: quando possiamo vederti, servirti, amarti? È stato questo il filo conduttore della serata di adorazione e preghiera che si è svolta ieri sera a Santa Maria in Porto, il secondo appuntamento del percorso “Prendi il largo. Esci da te stesso” organizzato dalle comunità religiose della diocesi in collaborazione con la Pastorale Giovanile e quella famigliare per chiedere il dono delle vocazioni alla vita consacrata, al presbiterato al matrimonio. A guidare la serata, ieri, è stata la comunità delle suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret che in Diocesi gestiscono la casa famiglia per adolescenti di Largo Firenze.

Il Vangelo di oggi, Cristo Re, racconta quasi il carisma delle suore della carità. Ed è proprio da lì che si è partiti ieri sera e dalla testimonianza di vita della fondatrice Giovanna Antida Thouret.

“Se l’abbiamo sperimentata la Misericordia di Dio verso di noi, non possiamo non ricambiarla. Il Vangelo non consente vie di fuga – si è detto nel corso della serata nel momento di adorazione davanti al Santissimo –. Non si può tergiversare di fronte a chi ha fame: bisogna dargli da mangiare. E in questo tempo di pandemia, i bisogni sono aumentati: serve la fantasia della carità per trovare strade nuove. Dobbiamo essere vigili come sentinelle perché non accada che di fronte alle nuove povertà lo sguardo dei cristiani si indebolisca  e non gradi all’essenziale che è Gesù nei poveri”.

Per Santa Giovanna Antida, hanno spiegato le suore della carità, “la fiducia in Dio è stata la forza di dire sì ai fratelli più piccoli”. Lei ha saputo mettersi in ascolto della Parola, punto di riferimento per le piccole e le grandi decisioni, ha saputo fidarsi d Dio, facendo di lui il suo punto d riferimento, e ha compreso che “l’abbandono fiducioso è l’unico modo di rispondere all’amore di Dio”. Infine c’è quel quarto voto, “la vera carta d’identità della vita fraterna: fonte di continua conversione e origine della missione”.

“È il Signore che riversa nel cuore di ognuno di noi l’amore da dare a tutti – questo il messaggio finale della serata –. Solo lui ci dà il coraggio di andare fino ai confini del nostro cuore perchè il prossimo è ovunque. Questo basta, per renderci persone aperte e accoglienti”