Mirco Coffari

Un altro lutto per la Diocesi di Ravenna-Cervia. È morto questa notte Mirco Coffari, 58 anni, presidente di Scienza e Vita Ravenna, animatore instancabile di iniziative per la tutela della vita, che aveva fatto anche del suo lavoro un servizio, tra i più delicati: era infatti il Case manager dell’Hospice Villa Adalgisa (e prima ancora era stato nella direzione sanitaria di Santa Teresa). Dopo oltre un mese di lotta contro il Covid, questa notte il suo cuore non ha retto alle complicanze connesse al virus.

Lascia la moglie Fiorella e la figlia Elisabetta, entrambe molto conosciute negli ambienti diocesani per l’impegno nel mondo del volontariato e della Pastorale Giovanile. Per via dell’emergenza sanitaria i funerali si terranno in forma strettamente privata ma la famiglia chiede di unirsi nella preghiera per la sua anima.

Difficile ricordarlo triste, demoralizzato o anche solo pensieroso nelle ormai decine di iniziative di cui è stato promotore. L’obiettivo era diffondere la cultura della vita: e per questo si spendeva in prima persona, con gioia, senza risparmiarsi e con la capacità di creare legami che è una delle eredità più belle che lascia nel mondo del volontariato cattolico.

Oltre ad essere presidente di Scienza e Vita, Mirco era il referente locale del comitato Difendiamo i nostri figli e collaboratore attivo del mondo pro-life. Tantissime le iniziative nelle quali ha coinvolto associazioni e movimenti (per citarne solo alcune: le due mostre su San Giuseppe Moscati e su Takashi Nagai all’ospedale di Ravenna nel gennaio scorso e il convegno “Il vivere e il morire. La dignità e i diritti” del febbraio 2020).

Una vita spesa per la vita, è proprio il caso di dire così (anche se sembra un gioco di parole) anche nel lavoro: era lui che accoglieva e accompagnava le famiglie dei pazienti che entravano all’Hospice di Ravenna di cui era, come detto, il Case manager. Un accompagnamento che faceva non solo per lavoro ma per vocazione e al quale era stato formato dagli anni come infermiere di Pronto Soccorso e 118. Uno stile di cura che brilla nel bel mezzo di questa emergenza sanitaria.

Stamattina è stato il parroco della Cattedrale, don Arienzo Colombo a dare il triste annuncio alla Messa delle 11. Con una chiave di lettura che getta un po’ di luce nello smarrimento di questi giorni. “Consolate, consolate il mio popolo – si legge nella prima lettura di oggi – Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata…”, “Anche noi ci sentiamo un po’ in esilio in questa situazione, in quest’emergenza sanitaria che ha portato disperazione nella vita di tanti – osserva don Arienzo –. Dove trovare parole di consolazione, dove trovare la forza di andare avanti? Torneremo a vivere a sperare, ci dice il Signore in questa prima lettura”. Ma non solo perché quest’emergenza sanitaria finirà, aggiunge: “Il Signore vuole essere colui che ci mette insieme, vuole liberarci dal male che è dentro di noi, dal peccato. E allora preparate la strada a questo Dio che viene”. E cambia i cuori e la vita. Ogni giorno è un’occasione per prepararsi a questa nuova vita.