I dati elaborati dalla Cisl Emilia-Romagna certificano l’enorme impatto che la crisi ha avuto sul lavoro in Romagna. Lo studio evidenzia infatti come le ore di cassa integrazione autorizzate da gennaio a settembre del 2020 nelle tre province romagnole non abbiano precedenti storici: quasi 48 milioni di ore (47.814 .367)”. Ad affermarlo è il segretario della Cisl Romagna Francesco Marinelli, che rende noti i dati di un Report compiuto sul tema per analizzare l’impatto del Covid sul mondo del lavoro nel nostro territorio. Emerge che tra gennaio e settembre 2020, la provincia romagnola con il numero più alto di ore di cassa integrazione autorizzate è stata quella di Forlì-Cesena con 18 milioni di ore (18.004.548), a seguire Ravenna con 15 milioni (15.626.047) ed infine Rimini con 14 milioni (14.183.772). Per capire la grandezza di questi numeri è possibile paragonarli alle ore di cassa integrazione autorizzate negli stessi mesi del 2009, nel pieno della crisi finanziaria, quando le ore di cassa integrazione autorizzate in Romagna sono state 7 milioni (7.300.391; 2.131.879 a Rimini; 2.205.713 a Ravenna e 2.962.799 a Forlì-Cesena).

Il ramo più colpito è stato certamente l’industria che incide sul totale delle ore autorizzate per il 73% a Forlì-Cesena, il 64% a Ravenna e il 53% a Rimini. A seguire i settori più colpiti sono il commercio e l’edilizia. Se il picco di ore autorizzate è stato nel mese di aprile (7,6 milioni di ore autorizzate a Forlì-Cesena, 5,2 a Ravenna e 4.4 a Rimini) durante l’estate e soprattutto nel mese di settembre si è registrato un netto calo (1.4 milioni di ora a Forlì-Cesena; 700 mila a Ravenna e 667 mila a Rimini), ma purtroppo gli ultimi dati regionali evidenziano nel solo mese di ottobre un nuovo aumento delle ore di cassa integrazione autorizzate del 28% rispetto al mese precedente, ovviamente a causa delle nuove chiusure previste per arginare la seconda ondata pandemica.

In dettaglio, nella provincia di Ravenna le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 15 milioni (15.626.04718). Il 64,5% ore autorizzate è riferibile ad aziende del settore industriale (10.077.840), e il 25,5% nel commercio (3.990.015). Tra luglio e settembre 2020 nel settore industria il ramo maggiormente colpito è stato quello della meccanica, che ha inciso per quasi il 53% delle ore autorizzate tra luglio e agosto ed il 59% della cassa integrazione straordinaria nel mese di settembre. Mentre la maggioranza della cassa integrazione in deroga è stata impiegata per i servizi.

Lo studio della Cisl Emilia-Romagna evidenzia anche le ore di cassa integrazione nelle diverse attività economiche, classificate tramite codice Ateco 2002.

Rispetto alle altre province romagnole, Forlì-Cesena registra in Romagna la percentuale più alta, sul totale autorizzato, di ore di cassa integrazione per le aziende settore calzaturiero e della preparazione del cuoio, 9,28%, distretto infatti molto importante nella zona del Rubicone. A Ravenna invece si registra la percentuale più alta sul totale di ore di cassa integrazione autorizzate, per aziende di costruzioni (11% RA, 8,7% a Rimini, 9% a Forlì-Cesena). Sia a Ravenna che a Rimini si evidenziano alti livelli di ore richieste di cassa integrazione sul totale autorizzato per alberghi e ristoranti (5,5%).

I dati relativi alle ore di cassa integrazione autorizzate tra gennaio e settembre sono un record preoccupante”, evidenzia Marinelli. Tantissimi sono stati i lavoratori che “la crisi ha messo duramente in difficoltà e si sono rivolti ai nostri uffici – ricorda il segretario della CISL Romagna – per avere informazioni sui bonus previsti dal governo, ma anche sui buoni spesa comunali o aiuti per l’affitto. Molto importante è stata quindi la firma il 15 dicembre del Patto per il Lavoro e per il Clima, che indica chiari obiettivi economici e sociali per il nostro territorio e pone proprio tra i suoi punti principali l’incentivazione di politiche a contrasto alle disuguaglianze, che la crisi ha purtroppo accentuato”.

Ora diventa urgente una riforma organica degli ammortizzatori sociali. Nel nostro paese ci sono troppi lavoratori non coperti dagli ammortizzatori sociali – evidenzia Marinelli – con la conseguenza di avere lavoratori di serie A e altri di serie B. Nelle situazioni difficili si deve dare sostegno a tutti, quindi il nostro obiettivo sarà quello di mettere in campo una riforma degli ammortizzatori sociali che tenga in considerazione due aspetti: un ammortizzatore universale che comprenda tutti i comparti, anche quelli che oggi sono esclusi, e dall’altra parte tempi rapidi e certi nell’erogazione perché per troppi lavoratori  gli aiuti sono arrivati con tempi non accettabili”.