Foto Sir/ Marco Calvarese

“La pandemia ci ha fatto sperimentare in maniera inattesa e drammatica la limitazione delle libertà personali e comunitarie, portandoci a riflettere sul senso profondo della libertà in rapporto alla vita di tutti: bambini e anziani, giovani e adulti, nascituri e persone in fin di vita”. Si apre con questa constatazione il Messaggio del Consiglio permanente della Cei per la 43ª Giornata nazionale per la vita che si celebrerà il 7 febbraio 2021.

“Nelle settimane di forzato lockdown – osservano i vescovi – quante privazioni abbiamo sofferto, specie in termini di rapporti sociali! Nel contempo, quanta reciprocità abbiamo respirato, a riprova che la tutela della salute richiede l’impegno e la partecipazione di ciascuno; quanta cultura della prossimità, quanta vita donata per far fronte comune all’emergenza!”. “Qual è il senso della libertà? Qual è il suo significato sociale, politico e religioso? Si è liberi in partenza o lo si diventa con scelte che costruiscono legami liberi e responsabili tra persone? Con la libertà che Dio ci ha donato, quale società vogliamo costruire?”, gli interrogativi posti dai vescovi. “Sono domande che – viene sottolineato – in certe stagioni della vita interpellano ognuno di noi, mentre torna alla mente il messaggio chiaro del Vangelo: ‘Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi’ (Gv 8,31-32). I discepoli di Gesù sanno che la libertà si può perdere, fino a trasformarsi in catene: ‘Cristo ci ha liberati – afferma san Paolo – perché restassimo liberi; state saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù’ (Gal 5,1)”.

Un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà, nella prospettiva di un suo esercizio a servizio della vita: la libertà non è il fine, ma lo ‘strumento’ per raggiungere il bene proprio e degli altri, un bene strettamente interconnesso”, si legge ancora nel Messaggio. “A ben pensarci – scrivono –, la vera questione umana non è la libertà, ma l’uso di essa”. Infatti, “la libertà può distruggere se stessa: si può perdere!”. “Una cultura pervasa di diritti individuali assolutizzati – denunciano i vescovi – rende ciechi e deforma la percezione della realtà, genera egoismi e derive abortive ed eutanasiche, interventi indiscriminati sul corpo umano, sui rapporti sociali e sull’ambiente”. “Del resto, la libertà del singolo che si ripiega su di sé diventa chiusura e violenza nei confronti dell’altro”, prosegue il messaggio, nel quale si sottolinea che “un uso individualistico della libertà porta, infatti, a strumentalizzare e a rompere le relazioni, distrugge la ‘casa comune’, rende insostenibile la vita, costruisce case in cui non c’è spazio per la vita nascente, moltiplica solitudini in dimore abitate sempre più da animali ma non da persone”.

Il binomio ‘libertà e vita’ è inscindibile. Costituisce un’alleanza feconda e lieta, che Dio ha impresso nell’animo umano per consentirgli di essere davvero felice”. Lo affermano i vescovi italiani nel Messaggio del Consiglio permanente della Cei. “Senza il dono della libertà – osservano – l’umanità non sarebbe se stessa, né potrebbe dirsi autenticamente legata a Colui che l’ha creata; senza il dono della vita non avremmo la possibilità di lasciare una traccia di bellezza in questo mondo, di cambiare l’esistente, di migliorare la situazione in cui si nasce e cresce”. Secondo i vescovi, “l’asse che unisce la libertà e la vita è la responsabilità”. “Essa – spiegano – è la misura, anzi il laboratorio che fonde insieme le virtù della giustizia e della prudenza, della fortezza e della temperanza. La responsabilità è disponibilità all’altro e alla speranza, è apertura all’Altro e alla felicità”. “Responsabilità – aggiungono i vescovi – significa andare oltre la propria libertà per accogliere nel proprio orizzonte la vita di altre persone. Senza responsabilità, libertà e vita sono destinate a entrare in conflitto tra loro; rimangono, comunque, incapaci di esprimersi pienamente”.
Per questo, “dire ‘sì’ alla vita è il compimento di una libertà che può cambiare la storia”. “Ogni uomo – evidenziano i vescovi – merita di nascere e di esistere. Ogni essere umano possiede, fin dal concepimento, un potenziale di bene e di bello che aspetta di essere espresso e trasformato in atto concreto; un potenziale unico e irripetibile, non cedibile”. “Solo considerando la ‘persona’ come ‘fine ultimo’ sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociale ed economico, politico e culturale, antropologico, educativo e mediale”. Infine, “l’esercizio pieno della libertà richiede la Verità: se desideriamo servire la vita con vera libertà occorre che i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà s’impegnino a conoscere e far conoscere la Verità che sola ci rende liberi veramente”.

A.B.
Fonte: Sir