Don Pierre Laurent Cabantous

Un tempo per ringraziare e chiedere perdono. Ma anche per “guardare in faccia” la nostra società, alla luce dei segni dei tempi, che ci parlano dei tantissimi morti da Covid che la pandemia ha portato con sè ma anche dei figli che non sono nati (“Siamo sull’orlo del suicidio demografico. Come non pensare che, se non ci impegniamo sia a difendere e promuovere la famiglia e la vita, sia a far fronte all’evidente emergenza educativa, noi distruggiamo il nostro futuro?”). Partono da qui le riflessioni “sull’anno che verrà” che don Pierre Laurent Cabantous, parroco di Cervia, propone in una lettera “ai cervesi” pubblicata in questi giorni su Facebook.

“Finisce un anno in un clima carico di inquietudini, ma, nel contempo, più che bisognoso di speranza – scrive il paroco di Santa Maria Assunta – . È doveroso, quindi, vivere questo momento non superficialmente, ma prendendo coscienza della fragilità della nostra vita e cercando di imparare a leggere i ‘segni dei tempi‘. Mi permetto, allora, di fare una lettura da credente di ciò che è accaduto e accade”.

Una piccola meditazione sul tempo che parte proprio dalle parole di Papa Francesco nella memorabile preghiera del 27 marzo in piazza San Pietro e si conclude con quelle di San Giovanni Paolo II, nella sua visita in Romagna dell’ 86 “… la Cervia affezionata al suo mare è la stessa Cervia che si preoccupa della vita di ogni essere umano, in armonia col Creatore e con i suoi disegni di amore. Auspico che Cervia continui ad essere fedele a questi valori e a questi ideali, in coerenza con le sue nobili tradizioni”.

“Quale migliore augurio di questo per la nostra città – conclude don Pierre Laurent -? Che la Madre di Dio, Madonna del Pino, nostra Patrona, non cessi di essere presidio e onore della nostra città e del nostro territorio. Così sia. Buon anno, Cervia!”.