Uno scatto della Messa di questa notte in Cattedrale

Il Natale porta pace: è Dio, in particolare, che porta la pace, anche in questo 2020 così travagliato, nella vita di tutti e ciascuno. Con questo annuncio, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, ha iniziato la Messa della Notte di Natale.

Orario inconsueto, alle 19 in Cattedrale, per rispettare il coprifuoco delle 22 e tutte le norme che arginano l’emergenza sanitaria Ida Coronavirus. E l’appello dell’arcivescovo alla fine dell’omelia va proprio nella stessa direzione: “In questo Natale prendiamoci un impegno concreto: uniamo il valore della fraternità con quello della solidarietà. Facciamo attenzione alla salute di tutti. Prendiamoci cura della vita degli altri, soprattutto di chi è debole e fragile. Alziamo il livello di umanità, di rispetto e delicatezza nei nostri paesi e nelle nostre città, in tutta la società per costruire una vera civiltà dell’amore che renda la città dell’uomo sempre più simile alla città di Dio”.

Nell’omelia di questa sera, l’Arcivescovo è partito dal segno del presepe: “Quello del presepe – ha detto – è un messaggio forte, che ci riempie di speranza, nonostante tutto. Siamo abituati a mettere nei nostri presepi non solo i personaggi descritti nei Vangeli ma anche scene della nostra vita quotidiana, come ad esempio i mestieri di qualche decennio fa oppure, quest’anno, in alcune Natività è comparsa la figura di medici o infermieri che sono in prima linea per combattere l’epidemia che ci ha colpiti”. 

“È un’intuizione giusta – osserva mons. Ghizzoni –: Dio si è fatto uno di noi, è con tutti noi, è presente non solo a Nazaret o a Gerusalemme duemila anni fa, ma anche oggi, dopo la sua risurrezione, con il suo Spirito in ogni situazione umana dove l’uomo si apre ad un gesto di pace, di giustizia, di solidarietà coi bisognosi, dove un uomo o una famiglia prega, dove una comunità celebra l’Eucaristia o è impegnata nella carità, nella trasformazione della società, per favorire il progresso dei popoli più svantaggiati, dove si cerca l’armonia e la concordia e si lotta contro la divisione e l’odio”.

“Se ci crediamo e ci lasciamo coinvolgere – prosegue mons. Ghizzoni – scopriremo che davvero Lui può fare cose grandi attraverso l’umiltà dei nostri piccoli gesti di amore, di servizio, di fraternità concreta”

Cristo si è fatto fratello universale di tutti noi, proprio in questa notte, “e ha messo la sua vita nelle nostre mani: si è affidato a noi perchè imparassimo a non avere paura di Dio. Ci ha messo al mondo perché ci ama e, vista la nostra condizione, ora ci vuole salvare da tutti i mali, soprattutto dal peccato e dalla morte. Vuole che ritorniamo ad essere suoi amici, che sperimentiamo la sua paternità materna e ci lasciamo riconciliare anche tra noi, ritornando a trattarci da fratelli.Fratelli e sorelle con tutti, senza preferenze e senza scartare nessuno, poveri e ricchi, piccoli e grandi, cittadini o stranieri, amici o nemici, come ci ha ricordato Papa Francesco“. Un dono da accogliere oggi, a Natale, e da iniziare a condividere da subito.