La Regione Emilia-Romagna è pronta a partire con la fase 1 della campagna vaccinale che partirà a inizio gennaio, non appena il primo vaccino, quello di Pfeizer, sarà consegnato sul territorio. Dal numero di medici coinvolti alla distribuzione dei centri di somministrazione, ogni procedura è stata definita per permettere la vaccinazione delle categorie alle quali è più urgente somministrare l’anti-virus: il personale degli ospedali, pubblici e privati, e dei presidi socio-sanitari territoriali, dai sanitari ai tecnici, agli amministrativi, nonchè i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta; i volontari e i dipendenti delle associazioni e delle attività di emergenza di trasporto sociale; tutto il mondo delle strutture residenziali per anziani, sia operatori che ospiti.

In questa prima fase le persone che potenzialmente, dato che non c’è l’obbligatorietà, potranno essere vaccinate, sono circa 180.000, per un totale di oltre 360.000 somministrazioni; sono infatti previste due dosi per ogni vaccinazione, a partire da inizio gennaio e nell’arco massimo di 46 giorni (23 per il vaccino e altrettanti per il richiamo); ma si stima che ne bastino 18 per ognuna delle operazioni. Si parla quindi di una media di circa 10.000 vaccinazioni al giorno, spiega la Regione. Complessivamente, per quel che riguarda la vaccinazione agli operatori sanitari, sono circa 300 le persone al momento previste per le operazioni di vaccinazione in tutta la regione tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, amministrativi e volontari. Ma sulla base di nuove esigenze il personale potrà essere incrementato.

Sarà, dunque, “una campagna vaccinale imponente, che la Regione, in accordo con le Aziende sanitarie del territorio, è già andata a definire in ogni suo aspetto. E che per ora ha riscosso una adesione massima: dai primi quesiti sulle intenzioni di vaccinazione inviati al personale sanitario, quasi la totalità, il 96%, ha espresso la propria volontà a vaccinarsi“, si sottolinea da viale Aldo Moro.

Per quanto riguarda invece le vaccinazioni agli ospiti delle strutture per anziani, che sono 1.976 in regione, saranno effettuate a domicilio nelle residenze: per quelle di grandi dimensioni si muoverà un team medico, mentre per quelle più piccole il modello organizzativo di riferimento sarà quello delle Usca.

Come e dove ci si vaccina Un punto unico di somministrazione per ogni provincia, tranne a Bologna dove saranno due più quello di riferimento per l’Ausl di Imola. E’ qui che, secondo l’organizzazione che si è data l’Emilia-Romagna, inizierà la fase 1 della campagna vaccinale contro il Covid. I centri che somministreranno l’anti-virus dovranno essere posizionati fuori degli ospedali, o comunque dove non è previsto nè in entrata nè in uscita il passaggio degli utenti; si potranno anche attrezzare aree esterne, ad esempio con tensostrutture fornite da Protezione civile ed Esercito, ed eventualmente ricorrere a palasport o poli fieristici. Secondo le direttive della Regione, le strutture dovranno essere facilmente raggiungibili e avere un ampio parcheggio; in ognuna deve esserci un mezzo di emergenza e saranno suddivise in più spazi, uno per ogni fase della vaccinazione: una prima zona di accoglienza, poi quella per lo svolgimento della somministrazione (per questi primi step il tempo è di massimo cinque minuti), poi l’area di vaccinazione vera e propria (altri cinque minuti) e infine quella per l’osservazione, dove si sarà trattenuti per 10 minuti. Ogni centro di somministrazione potrà contare su più equipe mediche al lavoro, e alle Aziende sanitarie è lasciata anche la possibilità sia di modificare i rapporti numerici tra medici ed infermieri sia di prevedere gruppi di lavoro allargati. Ciascun team lavorerà per sei giorni a settimana, e non più di otto ore al giorno, con un minimo di 300 persone vaccinate ogni turno; in caso di necessità, sarà possibile strutturare i turni dei diversi team sette giorni su sette, anche nel pomeriggio.

Fonte: Dire