Vaticano, 30 novembre: montaggio dell’albero di Natale in piazza San Pietro (Siciliani/Gennari)

Lo aveva già detto lo scorso anno con una lunga lettera che era un “mirabile segno”. Lo ha ripetuto brevemente quest’anno, adattando la comunicazione alla rapidità richiesta da un dopo Angelus sotto la pioggia e dalla contingenza del virus globale che spopola le piazze. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Non per questo l’intensità è stata minore: indicando allo sparuto di “coraggiosi” sotto la sua finestra il presepe in allestimento al centro del Colonnato, il Papa lo ha celebrato assieme all’albero di Natale come espressione che allarga il cuore e lo spinge a guardare verso un orizzonte migliore di quello che appare.

In questi giorni, anche in tante case vengono preparati questi due segni natalizi, per la gioia dei bambini – e anche dei grandi. Sono segni di speranza, specialmente in questo tempo difficile. Facciamo in modo di non fermarci al segno, ma di andare al significato, cioè a Gesù: all’amore di Dio che Lui ci ha rivelato, andare alla bontà infinita che ha fatto risplendere sul mondo.

Per Francesco, dunque, in modo analogo a quanto affermato poco prima dell’Angelus, è questione di lasciarsi avvolgere dalla luminosità dai segni dell’Avvento, senza subire il buio di una stagione difficile come quella del Covid. “Non c’è pandemia, non c’è crisi che possa spegnere questa luce. Lasciamola entrare nel nostro cuore: tendiamo la mano a chi ha più bisogno, così Dio nascerà nuovamente in noi e in mezzo a noi”. Alessandro De Carolis (Vatican News)

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