Riccardo Muti con l'Orchestra Cherubini
Riccardo Muti con l'Orchestra Cherubini

Ieri domenica 13 dicembre, il Teatro Alighieri è tornato ad illuminarsi in memoria di un personaggio, Mario Salvagiani, scomparso un anno fa, che del teatro ha fatto una parte importante di storia. Protagonista dietro le quinte della crescita di Ravenna nell’ambito dello spettacolo dal vivo, l’avvocato ha lavorato per la sua riapertura nel ’67 insieme al recupero della Rocca Brancaleone, la nascita di Ravenna Teatro e della Cherubini, il concepimento di Ravenna Festival e della sua architettura istituzionale, la Fondazione Ravenna Manifestazioni, espressione “corale” della città che ha tanto amato e che lo ricorda con riconoscenza.

In un pomeriggio a lui dedicato Mario Salvagiani è tornato alla ‘sua casa’ dove resterà per sempre presente grazie alla targa affissa nel foyer che porta la seguente motivazione: “A Mario Salvagiani, uomo radicato nella sua terra e raffinato intellettuale che ha dedicato alla sua città, al teatro e alla musica tutta la vita, il Comune di Ravenna e Ravenna Festival dedicano questo ricordo in quella che è stata per tanti anni la sua casa”.

Ma Ravenna Festival aveva già ringraziato il suo operato nel 2014 attribuendo a lui il riconoscimento che ogni anno veniva dedicato a importanti personaggi: da Tonino Guerra a Ennio Morricone, da Riccardo Muti a Mstislav Rostropovich a Pierre Boulez, a Gerard Depardieu. Era stato lo stesso maestro Muti a consegnare la motivazione del premio dopo la lettura da parte del sindaco Fabrizio Matteucci, insieme all’opera in mosaico realizzato da Marco Bravura.
Domenica pomeriggio il Teatro Alighieri, in attesa di poter accogliere il ritorno del pubblico, è tornato ad illuminarsi esteriormente con un’illuminazione molto sapiente e completamente made in Italy, quella di Quick Spa, che con arte sottolinea ogni angolo dell’architettura del teatro: un messaggio di speranza per tutta Ravenna, nel ricordo di un uomo che ha infaticabilmente contribuito a portarne alla luce le grandi potenzialità e le risorse della città.

E’ stato un pomeriggio, dunque, di luci, musica e parole. A Mario è stato dedicato un momento musicale, a porte chiuse, parte del calendario di prove di Riccardo Muti con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini su ‘Le sette parole di Cristo in croce’ di Haydn, scritte su commissione di un canonico della cattedrale di Cadice, in Spagna, nel 1786; una composizione che esplora il mistero della morte e della sofferenza, ma anche della più autentica potenza espressiva della musica. Il filosofo Massimo Cacciari si è soffermato a riflettere, parlando ai musicisti della Cherubini, sul rapporto inscindibile tra immagine, musica e pensiero.

Non poteva mancare un collegamento con le celebrazioni dantesche ed è stata l’occasione per svelare, con l’intervento del sindaco Michele De Pascale, il busto del Poeta di cui il teatro porta il nome, una riproduzione in gesso del raffinato lavoro romantico dello scultore Vincenzo Vela che è stato depositato, nel foyer, di fronte a quello di Angelo Mariani. Nella stessa occasione il prefetto di Ravenna Enrico Caterino ha anche presentato il restauro della meridiana e della lapide dedicata ai Caduti sminatori che si affacciano su piazza Garibaldi.

Anna De Lutiis