L'arcivescovo Lorenzo assieme ai diaconi al termine della celebrazione

Sabato 26 dicembre l’arcivescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni ha voluto ricordare e celebrare la figura di Santo Stefano, primo martire e primo diacono assieme alla comunità dei diaconi della diocesi. Una Messa insieme e un momento di fraternità nella parrocchia di San Lorenzo in Cesarea, nati dalla proposta dell’arcivescovo (“per valorizzare e sostenere il diaconato il diocesi”) a cui ha risposto la maggior parte dei diaconi accompagnati dalle mogli. Un primo atto di quella che potrebbe diventare una tradizione per la nostra Diocesi, come già succede altrove.

“Come ci esorta a fare fratelli tutti, mi pare che questo sia stato un bel momento di tenerezza e fraternità – commenta Edo Assirelli, diacono e responsabile della formazione della comunità –: è stato un bel regalo di Natale per me, una sosta nel nostro ministero che ci ha fatto gustare insieme la Parola con il nostro vescovo”.

Annuncio della Parola e carità: queste le missioni che nell’omelia l’arcivescovo ha idealmente riconsegnato ai diaconi presenti, prendendo spunto dall’opera e dall’esempio di Santo Stefano: “Lì sono le radici del nostro ministero ordinato, di tutto il ministero ordinato”, l’impegno non solo nella carità ma nella trasmissione della fede. Vale anche per i sacerdoti: “Oggi sappiamo che non può esistere la missione senza annuncio della Parola di Dio”. Ancor più il diacono “non può ridurre il suo ministero alla liturgia o alle sole attività pastorali o caritative e assistenziali: senza l’annuncio il nostro ministero sarebbe privato della sua efficacia”.

“C’è bisogno di un ministero che sia giocato in prima persona, con la propria vita. Se anche avessimo 150 diaconi attivi in diocesi, certamente faremmo molte più opere ma la Chiesa non salva con le opere ma con la fede. Chiediamo quindi al Signore – ha concluso monsignor Ghizzoni – non solo che arricchisca la nostra Chiesa con altre vocazioni al diaconato e al presbiterato ma soprattutto che i ministri ordinati siano guidati dalla forza e dalla luce dello Spirito Santo affinché possano seminare in questo territorio la bellezza del Vangelo. Chiediamogli una Chiesa più diaconale, a servizio di Dio e dell’uomo, più sinodale e più missionaria, perché non ci chiudiamo dentro i nostri gruppi e le nostre amicizie ma accogliamo i tenti semi positivi che ci sono nelle persone anche fuori dalle nostre parrocchie”