“Questa seconda ondata è più aggressiva e ne abbiamo pagato le conseguenze anche noi”. Preservati dal Covid-19 per tutta la prima ondata, operatori e pazienti dell’Hospice Villa Adalgisa di Ravenna hanno dovuto fronteggiare l’arrivo del virus in questi giorni, come traspare dalle parole di Stella Coppola, coordinatore responsabile di Società Dolce, la coop che gestisce la struttura di via Fiume Montone Abbandonato a Ravenna.

Un evento che ci ha spiazzato e sorpreso – riprende la Coppola –. Dalle nostre indagini, è impossibile sapere come è entrato: l’hospice, come si può ben capire, per il tipo di pazienti che ospita, è un servizio molto delicato. Molti pazienti, a causa delle loro patologie, possono uscire dalla struttura per sottoporsi ad esami e visite altrove. C’è stato il paziente zero, abbiamo chiuso la struttura, la stiamo sanificando e confidiamo di aprirla a metà mese in piena e totale sicurezza”.

Sono tre i casi di contagio verificatisi, che hanno costretto la gestione della struttura, che ha disponibili 19 posti letto, a opportuni e tempestivi interventi “con i quali abbiamo fermato l’espansione del contagio”, spiega la coordinatrice. Anche prima le procedure erano nell’ottica della sicurezza: dal triage al monitoraggio costante e tampone rapido dei caregiver dalle sanificazioni frequenti nell’arco della giornata, ai dispositivi di protezione individuali per operatori e visitatori, fino al controllo e al monitoraggio degli accessi. E ora dove sono finiti gli ospiti? “Qualche paziente l’abbiamo mandato a casa, chi non era idoneo al domicilio per problematiche legate all’esigenza di supporto medico li abbiamo trasferiti nei reparti di malattie infettive, il tutto di concerto con l’Ausl, con la quale c’è una collaborazione splendida“.

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