La nascita di Gesù, Giotto, (1302-1305), Cappella degli Scrovegni
La nascita di Gesù, Giotto, (1302-1305), Cappella degli Scrovegni

24 dicembre – Messa della notte di Natale
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 1-14)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”.

Il commento di Riccardo e Sara Arvedi, membri dell’Ufficio Famiglia della Diocesi

 “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’alloggio.” Non c’è nulla di più attuale di questo: tutti quanti stiamo vivendo la fatica e la sofferenza del non potersi vedere con i propri cari e il dolore della solitudine in certi casi. Per primi Maria e Giuseppe hanno vissuto la drammaticità della solitudine e Gesù è entrato nel mondo dal punto più basso, in fila con tutti gli esclusi. La mangiatoia in cui Gesù è nato è umile e povera ma allo stesso tempo è il luogo in cui si è vissuto il calore e l’affetto di chi è capace di accogliere e amare. Dio rivela attraverso l’angelo il significato di tale nascita povera e umile. Lo rivela non ai potenti, ma ai pastori, che nella società di allora appartenevano alle classi più emarginate e disprezzate: i poveri.

Ciascuno di noi, nelle proprie fatiche e sofferenze, può trovare pace nella celebrazione di questa notte santa che ci fa vivere l’esperienza di una famiglia che si riunisce insieme per vivere un lieto evento, il più straordinario accaduto nella storia. Tale evento è presentato dalla Parola di Dio secondo diverse sfaccettature. È un evento di luce (Is.9,1-6):”Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”.

Le tenebre possono essere il buio in cui si avanza a tentoni, brancolando, per chi ha smarrito la direzione giusta. Il buio di chi non capisce il senso della sua vita ed è portato a dubitare di Dio e a pensare che Dio sia indifferente ai suoi problemi. Il buio di chi si sente prigioniero delle proprie paure e preoccupazioni, del proprio egoismo, del proprio peccato. Il buio di chi non riesce più a sperare e vede soltanto il vuoto, il nulla davanti a sé. Il buio di chi non riesce a credere. Ma la “grande luce” esplode nella notte, dirada le tenebre e le mette in fuga. Un evento di gioia che elimina ogni tristezza: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia”. È ciò che si legge sempre nella prima lettura.

Le parole luce e gioia sono legate a un bambino, anzi sono il “bambino che è nato per noi” e questo messaggio lo ritroviamo anche nella seconda lettura (Tt.2,11-14) quando San Paolo scrive: “È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini”. La “grazia” è la tenerezza infinita di Dio e la sua misericordia per tutti noi. L’Amore di Dio brilla sul volto di un bambino.

In questa notte speciale, quante volte ci è venuto in mente il giorno in cui per la prima volta abbiamo preso in braccio i nostri figli, quando così piccoli ci guardavano con gli occhi di chi si è appena affacciato al mondo. Gesù, venuto sulla terra per salvarci, ha avuto la gioia di essere accolto dalle braccia di Maria e Giuseppe che gli hanno donato la gioia di una famiglia. Un lieto evento non relegato in un passato lontano e di cui si fa un ricordo sfocato, ma un dono presente e vivo per ciascuno di noi: “Rallegriamoci, perché oggi è nato per noi il Salvatore”.