La consegna delle pizze a una famiglia bisognosa da arte dei giovani

“Svuotate i bagagliai e riempite i cuori” era l’invito lanciato ieri sera dalla Pastorale Giovanile ai giovani che hanno partecipato a “Pizza? Gusto Carità” il primo esperimento di cena della carità al tempo del Covid che ha davvero riempito i cuori a molti: a chi è stato visitato da questi “rider” della carità per una sera, ai giovani e anche a chi era un semplice collaboratore.

I numeri. Davvero ieri sera si è vista la “fantasia della carità” in azione: un’azione capillare se si considera che questo gesto di solidarietà nato dalla collaborazione tra Caritas e Pastorale Giovanile con l’aiuto fattivo dei Comuni e dell’associazione dei pizzaioli ravennati ha coinvolto oltre 130 giovani a livello diocesano (100 a Ravenna, 15 a Portomaggiore e 18 a Cervia) nella consegna di 460 pizze (262 a Ravenna, 127 a Portomaggiore e 70 a Cervia) ad altrettante persone bisognose individuate dalla Caritas, più panettoni e doni, sacchetti di cioccolatini e un biglietto d’auguri dell’arcivescovo Lorenzo. 

Ravenna, alla chiesa di San Paolo giovani “rider della carità” in azione

E il bello è che in qualche caso questo gesto collettivo di solidarietà ha portato ad altre azioni simili: “Una parrocchia di Ravenna – racconta la coordinatrice delle Caritas parrocchiali Silvia Masotti – per evitare di dover selezionare le persone alle quali donare il pasto (460 pizze, pur essendo un numero enorme, non è ovviamente il totale delle persone che si rivolgono alle Caritas: sono quindi stati individuate le famiglie più in difficoltà – ndr) hanno fatto una colletta e hanno coinvolto una pizzeria di quartiere che ha portato una margherita anche a chi non era stato incluso nella distribuzione” di ieri sera.

Scout del Cervia 1 in azione come rider della carità

“A Ravenna è la prima volta che lo facciamo ma è un’esperienza da ripetere – spiega Walter Botrugno, proprietario della Ca’ Rossa e presidente dell’associazione nazionale (e anche di quella ravennate) dei pizzaioli –. Ci ha fatto molto molto piacere collaborare soprattutto in questo momento così difficile”. Le pizzerie coinvolte nell’iniziativa di solidarietà sono state, oltre alla Ca’ Rossa, le Sciccherie di Nick, la pizzeria Garage, Basilico e For House.

Pizza ma soprattutto relazioni. I giovani in servizio a Ravenna provenivano principalmente dalle parrocchie di città e forese, Agesci, Ronda della carità, Oratorio don Bosco. Già dalle 19 una quarantina di auto hanno iniziato a fare la spola dal punto di coordinamento di piazza Zaccagnini, accanto alla chiesa di San Paolo, alle 5 pizzerie coinvolte per la consegna agli indirizzi individuati dalla Caritas: tra essi anche quelli dei dormitori della città e di PIangipane e i giacigli di fortuna dei senzatetto aiutati dalla Ronda della Carità.

Giovani di Portomaggiore pronti (e carichi) per la consegna

“E’ stato bello vedere l’esplosione di gioia dei bambini quando hanno visto la pizza a casa”, ha raccontato un giovane “rider” della carità. Come spesso succede, da iniziative come queste si porta a casa molto più di quel che si riceve, e in cerchio, a fine serata, quel che resta è il dono reciproco di un grazie: a chi ha organizzato e reso possibile la serata ma soprattutto grazie per i volti e le persone incontrate.

Il dono dei poveri. Le pizze, prelevate calde e fragranti dalle pizzerie sono arrivate tali a casa delle persone bisognose. Ma poi c’è stato bisogno di riscaldarle: per molti infatti, prima della pizza che poteva anche raffreddarsi, venivano le persone che l’avevano portata. Il dono più grande erano loro, quelle quattro chiacchiere in cucina, l’attenzione e la condivisione di un momento di difficoltà. E così, nel tinello della sua casa, entri nella vita di Svetlana, originaria dell’Ucraina, due figli, uno dei quali adolescente per il quale ha lasciato il suo lavoro di badante h 24. E ora che tante donne lavorano in smart working, anche quei piccoli appoggi per la cura degli anziani, qualche ora al giorno, sono venuti meno. Nonostante questo ci accoglie con il sorriso e non lesina cioccolatini ucraini davvero buonissimi. In un angolo della casa, c’è un pacco di alimenti pronto a partire per i parenti in Ucraina con uno del tanti pullman che fanno queste consegne low cost. E qui si sgretolano gli schemi: chi era venuto per dare? E chi per ricevere?

Ai margini della città. Adrian, mezza età, originario della Romania la pizza non la vuole, e nemmeno il panettone. I cioccolatini? “Non lo vedi che non c’ho i denti?”. Sta in una capanna di legno, materassi e coperte nei pressi di via dei Poggi. Per questo lo chiamano Tarzan: la sua baracca è coperta da qualche albero con rami tipo liane. Qualche giorno fa ha anche preso fuoco: ci fa vedere i danni: due materassi sono irrecuperabili. Zebra, il volontario “storico” della Ronda (ha meno di 30 anni) gli propone di recuperargliene altri due. Questo dono lo accetta, e ringrazia. 

Domani è il compleanno del figlio di 11 anni che è rimasto in Romania, assieme al fratello. Lo sente tutti i giorni, sta cercando di mettere insieme qualche decina di euro per mandarglieli. Ma è dura, a forza di carità dii fronte ai supermercati. Assieme alla pizza, i volontari della Caritas avevano preparato anche un pacchetto regalo: dentro c’è un capo di vestiario. Nemmeno quello vuole ma poi, dopo qualche insistenza, lo prende: “Lo regalo a mia sorella”. “Ma lo spedisci in Romania?”, gli chiede Zebra. “No, mia sorella qui, una signora che ogni tanto mi aiuta. Siamo tutti fratelli”. Anche il Papa lo dice in effetti (nell’enciclica “Fratelli Tutti”). E ieri sera, siamo in tanti ad averlo capito un po’ di più.