Una malattia subdola e “nuova” che ha colto di sorpresa anche professionisti del calibro di Venerino Poletti, direttore del Dipartimento di Malattie dell’Apparato Respiratorio e Torace dell’Ausl (32 posti letti a Forlì, la metà in semi-intensiva, 16 a Ravenna, tutti in semi-intensiva e altri 16 a Rimini, tutti attualmente occupati da malati di Coronavirus) oltre che ex presidente dell’associazione italiana degli Pneumologi che ha raccontato oggi nel consueto aggiornamento del mercoledì sulla pagina Facebook del sindaco Michele de Pascale i suoi “8 mesi sul fronte” del Covid.

Una malattia che ha messo a dura prova il sistema sanitario per la sua imprevedibilità: “Di polmonite infettive ne abbiamo viste tante – spiega il medico  – ma questa presenta un andamento molto particolare, con sintomi a-specifici nei primi giorni (tranne la perdita di gusto e olfatto che effettivamente è una caratteristica di questa malattia) che dopo circa una settimana degenerano in insufficienza respiratoria della quale però spesso i pazienti non si accorgono nemmeno”. È il saturimetro che può rilevare, in molti casi, la grave carenza di ossigeno nel sangue.

Ma questa evoluzione è estremamente variabile da soggetto a soggetto, prosegue il professor Poletti: “Abbiamo individuato come fattori di rischio: l’ipertensione arteriosa, le malattie cardiache, il diabete mellito e l’obesità. Ma al di là di queste cominciano a farsi largo dei profili genetici non chiari che portano a un aggravamento velocissimo della situazione”.

In questo contesto il vaccino è (l’unica) ancora di salvezza, sostiene il direttore della Pneumologia sollecitato dal sindaco: “Averlo disponibile 10/12 mesi dopo l’individuazione del virus è un vero miracolo scientifico non solo per la tempistica ma perché è realizzato con una tecnica rivoluzionaria che consiste nel provocare la reazione immunitaria con un ‘Rna messaggero’ che non inietta il vero virus ma lo fa ‘produrre’ dal nostro corpo. Un sistema che dà un’efficacia del 95% contro il  60% di media di un vaccino influenzale”.

E per quel che riguarda la sicurezza? “I risultato sono buoni – spiega Poletti – e comunque le nostre autorità sanitarie sono molto pignole e precise. Se passano il vaglio di queste istituzioni possiamo stare sicuri. Io lo farò appena possibile”.

Terza ondata, ci sarà, chiede chi ascolta la conversazione via Facebook? “In base alla storia delle epidemie ce la dobbiamo aspettare, anche se molto dipende da noi, dai nostri comportamenti. Il vaccino inizia a fare effetto circa un mese dopo la somministrazione dell’ultima dose. Il resto dipende da quando sarà disponibile e dai tempi e i modi nei quali si potrà fare una campagna di massa. E su questo non ho elementi per valutare”.  Tra le notizie positive però c’è la durata dell’immunità al virus per chi già l’ha contratto che “pare essere più lunga di quel che si pensava.

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