Sono stati rimossi neanche 24 ore dopo l’affissione i poster per denunciare la disinformazione sull’aborto farmacologico che fanno parte di una campagna nazionale voluta da Pro Vita & Famiglia Ravenna e San Michele Arcangelo. A denunciarlo, martedì 15 dicembre, i responsabili della campagna che nei giorni scorsi era partita anche a Milano, Roma e in altri capoluoghi italiani.

“‘Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486, mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio nel grembo’: questo è il messaggio di Pro Vita & Famiglia che tanto scalpore sta destando. Ma non si può tacere che la RU486 può causare emorragie, gravidanze extra uterine, infezioni, setticemie, distruzione del sistema immunitario, depressione e anche la morte”, continua la nota.

A chiedere la rimozione dei manifesti, come ha scritto martedì sul suo profilo Facebook, è stata l’assessore all’Istruzione e alle Politiche di Genere Ouidad Bakkalì che li ritiene “offensivi” e fonte di disinformazione.

Per nulla d’accordo ovviamente l’associazione San Michele Arcangelo che scrive: “Il comitato direttivo della nostra associazione ha appoggiato all’unanimità la campagna di sensibilizzazione di Pro Vita & Famiglia: un messaggio finalmente chiaro ed efficace per sottolineare ancora una volta che l’embrione è una persona umana, che ha diritto di vivere, e non può venire eliminato come uno scarto di produzione. Desideriamo anche denunciare con sdegno l’attacco al contempo sorprendente e inquietante alla libertà di informazione e di pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione della Repubblica”.