Il momento dello scambio degli auguri in Curia

Auguri non convenzionali mercoledi mattina in Curia nel tradizionale scambio di auguri tra l’Arcivescovo, gli Uffici pastorali e i dipendenti delle varie realtà della Diocesi. Non “convenzionali” perché si è fatto il punto di un anno difficile e inedito che ha permesso a molti di pensare al servizio pastorale quotidiano.

È stato il vicario generale don Alberto Brunelli a fare un primo bilancio di questo 2020 per la nostra diocesi: se per l’Opera di Religione la chiusura dei monumenti e del Museo è stata “un peso economico non indifferente – ha spiegato – c’è stata, però, da parte della Diocesi la precisa intenzione di non lasciare indietro nessuno tutelando i dipendenti e anticipando i ristori del Governo”. Il Covid e il successivo lockdown della primaverile è stata l’opportunità, con la chiusura della Curia al pubblico, per una riorganizzazione dell’assetto degli uffici, con l’arrivo del diacono Anton Diac in forze all’Economato, e per il trasferimento di tutto l’Archivio arcivescovile nella nuova sede (mentre per la Biblioteca serve ancora un po’ di tempo).

La visita pastorale proprio a causa della pandemia è stata sospesa, ha spiegato don Brunelli, mentre prosegue l’opera di riorganizzazione delle parrocchie: “Un lavoro complesso ma necessario per adeguare ai tempi la struttura della nostra Chiesa”. Tra i ricordi di questo 2020 così difficile, brilla però quello della visita della delegazione ravennate a Papa Francesco nell’ambito delle Celebrazioni per il Centenario Dantesco: “E’ stato bellissimo”, ricorda don Brunelli.

Tra le nomine annunciate quella di don Dario Kesicki, parroco di Porto Corsini e Marina Romea, a responsabile dell’Istituto Sostentamento del Clero. E tra le novità citate c’è anche il progetto, che vede protagonista Risveglio Duemila, con il Corriere Cesenate e il Piccolo di Faenza, di giornale diocesano unico della Romagna, in tre edizioni locali

Infine il ricordo di tre sacerdoti che “hanno lasciato il segno”: don Ugo Salvatori, don Marco Cavalli e don Giorgio Fornasari, di cui oggi si sono celebrati i funerali. “Lasciano un vuoto non retorico ma reale nelle comunità che hanno servito – ha ricordato il vicario –, al quale si aggiunge il distacco che questo tempo impone e la difficoltà di essere vicini negli ultimi momenti, tanto importanti”.

“Da quando sono a Ravenna credo di aver celebrato una dozzina di funerali e 4 ordinazioni sacerdotali – ha aggiunto l’arcivescovo Lorenzo nei suoi saluti –: una sproporzione che dice qualcosa. C’è bisogno di preghiera per le vocazioni. Un’opera che sta portando avanti la Pastorale Giovanile, assieme alle suore della Fraternità Cena Domini che hanno preso casa a San Giovanni Battista”.

Numeri, ha spiegato l’arcivescovo, che mettono in evidenza il ruolo e l’importanza del lavoro di ciascuno: “Grazie a ciascuno di voi, per quel che avete fatto e per quel che farete. In una struttura piccola come quella della nostra Diocesi, la vostra presenza e il vostro lavoro è essenziale”. “Con il vostro aiuto”, ha proseguito mons. Ghizzoni, “nonostante il Covid, camminiamo, non voliamo, ma camminiamo. Dobbiamo però continuare a fare proposte: grazie a questa situazione abbiamo imparato nuovi linguaggi che certamente ci saranno utili in futuro. Questo è un periodo che andrà rielaborato, e non dev’essere lasciato passare invano”.

“Sarà un Natale solitario, per molti, penso anche ai nostri sacerdoti – ha concluso l’Arcivescovo -: un Natale che ci chiede di pensare agli altri, che hanno bisogno di aiuto, di cura e di vicinanza, e credo che molto possiamo fare, anche senza assembramenti”. Vari i progetti in questo senso che partiranno nel prossimo anno, come ad esempio l’emporio della solidarietà per il quale inizieranno i lavori.

Il momento dello scambio degli auguri si è concluso con la lettura di un brano della Gaudete et exultate di Papa Francesco che è appunto un invito a lavorare nella “vigna del Signore”, insieme e con gioia:

Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere. Dipendere da Lui ci libera dalle schiavitù e ci porta a riconoscere la nostra dignità. Ogni cristiano, nella misura in cui si santifica, diventa più fecondo per il mondo. (…) Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia”.