Nicolas Poussin, Annunciazione, Londra , National Gallery
Nicolas Poussin, Annunciazione, Londra , National Gallery

IV domenica dI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te”.
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

Il commento di padre Luciano Chistè, giuseppino del Murialdo

La liturgia della Parola ci propone il progetto del re Davide che vorrebbe costruire una casa a Dio. Egli si vergogna di abitare in una casa di cedro, mentre Dio sta sotto i teli di una tenda. Poi ci viene offerto l’esempio di Maria, che si rende disponibile a farsi tenda dell’Altissimo Dio. Infatti Dio vuole abitare tra gli uomini, ma non vuole stare in una casa di pietra, ma nel cuore di una discendenza. Dio stesso, attraverso l’intervento del profeta Natan, promette a Davide che sarà Lui stesso a farsi una casa, suscitando una discendenza da cui uscirà il Messia, il figlio di Davide, Gesù. Dio non si lascia chiudere nei limiti stretti di un’abitazione, ma preferisce abitare e camminare nel flusso vivo e vitale dell’umanità.

Così sarà per Maria, che riceve dall’arcangelo Gabriele lo straordinario annuncio che lo Spirito Santo la coprirà con la sua ombra, rendendola madre del Santo di Dio, Gesù Cristo. Sia l’esempio del re Davide e soprattutto quello di Maria ci aiutano a coltivare in noi alcuni sentimenti. Anzitutto rileviamo in Davide e Maria il desiderio di Dio. Il re Davide vuole costruire a Dio una casa, perché il suo popolo possa lodarlo e ringraziarlo. Maria, la vergine di Nazaret, attende il Messia promesso dai profeti, perché “Dio regni per sempre sulla casa di Giacobbe”. Ella desidera con tutto il suo cuore che Dio abiti nell’umanità ferita dal peccato. Anche noi dobbiamo coltivare il desiderio di Dio, di vivere con e per Dio, di andare incontro al Signore che viene e verrà glorioso.

L’uomo è la persona dei desideri, mendicante di comunione e di fraternità. Nel cuore di ogni uomo e donna c’è un infinito desiderio di Dio. Poi siamo chiamati a coltivare in noi la disponibilità, perché Dio possa venire ad abitare in mezzo a noi. Il re Davide vorrebbe mettere a disposizione di Dio una degna abitazione, che sia meglio dei teli di una tenda. Maria si rende disponibile a Dio e alla sua parola: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Dio abita là dove gli si fa spazio, dove gli si prepara un posto, la propria vita, perché egli possa stare con noi. Dio non viola la libertà sacrosanta dell’uomo. Egli bussa alla porta del suo cuore e noi dobbiamo aprirgli dal di dentro. Dio non abita là dove c’è orgoglio, indifferenza, distrazione, arroganza.

La casa di Dio è il cuore dei poveri, degli affamati, degli assetati, dei nudi, dei prigionieri, dei vuoti di sé. Infine dobbiamo lasciarci prendere e avvolgere dalla gioia per la venuta del Signore. Gesù è il Vangelo di Dio, l’annuncio gioioso dell’amore e della sua misericordia. Davide gioisce e canta in eterno l’amore del Signore. Compone inni per lodare Dio, accompagnando la preghiera con arpe e cetre melodiose. Maria magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. Il suo spirito esulta in Dio suo Salvatore. Il Natale cristiano è un evento di immensa grazia e gioia, perché Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi. È una gioia profonda che affonda le sue radici nell’obbedienza della fede, perché Dio ama il suo popolo, esalta gli umili, ricolma di beni gli affamati, libera i prigionieri dal peccato e ci introduce nella comunione eterna.