Ronda della Carità con i giovani edizione 2019, al centro Francesco
Ronda della Carità con i giovani edizione 2019, al centro Francesco

C’è un’opera di carità che non si è mai fermata nemmeno nel pieno del lockdown (con l’autorizzazione della Protezione Civile). È la ronda della Carità: ogni domenica sera un gruppo di ragazzi si ritrova nel cortile della Caritas per andare a far visita ai senzatetto della città.

A guidarli Francesco Rivelli, detto Zebra, che ne ha fatto un esercizio, ormai quotidiano, di fraternità: “Capita quasi tutti i giorni che mi chiamino per una necessità – racconta – o per l’altra. Quasi tutti hanno il mio cellulare. Per me si tratta di un’amicizia speciale. Vedo in loro il valore di Gesù che si fa ultimo tra gli ultimi ed è questo che fa muovere il tuo cuore, anche quando non ti va”.

Anche i giovani della Diocesi avranno occasione per “muovere il cuore”: domenica 10 gennaio un’edizione “speciale” della Ronda della Carità pensata per under 35 prevede appunto un giro accanto ai volontari della Ronda per andare a trovare i senzatetto della città e offrire loro una bevanda calda e qualcosa da mangiare. “Non tutti gli eroi hanno la maschera” è il titolo della serata organizzata dalla PgV: i giovani partiranno alle 19.30 dal seminario. Come sempre in questo tempo, i posti sono contingentati, ma è già in programma una seconda “edizione speciale”.

Accompagniamo idealmente Zebra nel suo “giro settimanale” accanto alle povertà e alle fragilità di chi vive per le strade di Ravenna. “Sono una decina – racconta – ma c’è chi viene e c’è chi va. L’età media è 45 anni. E poi c’è Michele, un italiano originario di Bari che di anni, ne ha 60. Gli italiani, al momento sono tre”.

L’emergenza sanitaria in corso non ha cambiato molto del loro quotidiano: nessuno si è ammalato (il Covid è un virus sociale e molti di loro scappano proprio dalla socialità) ma qualcuno ha preso multe per essere stato beccato in giro in pieno lockdown. “Se prima, quando le temperature si abbassavano, qualcuno accettava di andare in dormitorio – racconta ancora Zebra – almeno per un periodo, quest’anno proprio non se ne parla: c’è chi ha paura del contagio, chi non vuole fare il tampone necessario.

Chi ha avuto davvero bisogno ha trovato altre soluzioni, come l’ospitalità da conoscenti o amici”. Per diversi di loro si tratta di una grande fatica: “La maggior parte, se non tutti, devono fare i conti con problemi familiari”, ferite relazionali difficili da rimarginare, che spingono verso le dipendenze o problemi psicologici. Da qui la volontà di isolarsi: “Alcuni – spiega Zebra – vivono in baracche abbandonate, in zona Bassette, oppure al Lidl di via Lercaro. C’è Daniel, un ragazzo romeno, che ha scelto la panchina sotto i portici di via Berlinguer, Stefan invece quelli della Coop di via Faentina”.

I luoghi cambiano, non cambia lo sguardo sulla vita che per molti di loro è disilluso, senza speranza. Nella quotidianità dei giorni vuoti, l’appuntamento della domenica sera può fare la differenza. Può essere un lembo a cui aggrapparsi.

Chiediamo a Zebra se qualcuno è mai riuscito a “riemergere” dalla strada, se qualcuno ha cambiato vita. “Mimmo, il nostro amico pugliese, è tornato a Trani – racconta – dove i suoi avevano un appartamento, ha iniziato a lavorare e questa estate mi ha proposto di andarlo a trovare e così sono stato suo ospite. È stato molto bello”.
Qual è stato il motore che l’ha spinto a cambiare vita? Cos’ha fatto la differenza? “Sua figlia che abita qui a Ravenna: ha fatto leva sulla sua forza di volontà e sul desiderio di essere un padre migliore per lei”.
E ce l’ha fatta.