Bruno Benelli nel suo studio nel 1941

Se c’è una convinzione che Bruno Benelli ha maturato nei lager nazisti è questa “un cristiano non può essere pessimista perché sa che il bene prevarrà. S’è not, un farà dè, come diceva il suo grande amico Zac”. Se lo deve essere ripetuto spesso nei lunghi mesi di prigionia, spiega la figlia Maria che stamattina ha ricevuto in Comune la medaglia d’onore, l’onorificenza destinata “ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra”.

Ma Bruno Benelli, cugino dell’omonimo sindaco della città (dal 1963 al 1967) al quale è intitolato lo stadio era un ufficiale dell’esercito italiano di stanza in Croazia. Il 9 settembre del 1943 fu catturato e fu portato in un campo di prigionia in Polonia, al confine con l’Ucraina. Poi trasferito in vari altri lager per sfuggire all’avanzare dell’esercito sovietico, fino alla liberazione, quasi al confine con l’Olanda.

Era un internato militare, quindi non godeva di tutte le protezioni dei prigionieri di guerra, come i militari francesi o inglesi. “Questo significa che non era sottoposto ai lavori forzati ­– prosegue la Maria – ma soffriva la fame, oltre che la mancanza di libertà. Ha sempre parlato molto poco della sua prigionia. Io sono riuscita a ricostruire qualcosa dopo la sua morte, con lettere e altro. Di quel periodo gli è rimasta una gran fame”. Di vita, oltre che di cibo.

“Ha visto i tedeschi mangiare l’erba in quel periodo – prosegue Maria –. Cosa gli dava speranza? La sua fede, certamente”. Di famiglia repubblicana, Bruno frequenta l’oratorio salesiano di via Alberoni, dove conosce don Carlo Sala e tanti altri, a partire da Benigno Zaccagnini che poi è stato testimone di nozze suo, e della figlia. Nelle lettere che arrivavano da casa, assieme ai pacchi viveri c’erano le scorte di speranza per sopravvivere. Maria le conserva ancora con cura. Poche parole scritte dagli amici e dalle guide spirituali dell’epoca, don Carlo Sala e don Giovanni Mesini: “Ti ricordiamo nelle preghiere”, “Confidiamo nella Provvidenza”. Carburante per il cuore.

Oggi, la medaglia d’onore conferita al padre Bruno ha un significato preciso per la signora Benelli: “La vivo come un riconoscimento della scelta che è stata fatta allora da mio padre. Avrebbe potuto tornare indietro, combattere per la Repubblica Sociale ma non lo fece, per i suoi valori e per la libertà. Valori che ci ha trasmesso”.

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