L'incontro con il teologo Brunetto Salvarani di lunedì 18 gennaio

“Credo che il dialogo non debba rimanere solo a livello alto, dobbiamo portarlo nelle nostre comunità. Come metodo, che può essere applicato alla vita familiare, sociale, di tutti i giorni”. È l’auspicio espresso dall’arcivescovo Lorenzo, lunedì sera, nell’appuntamento online con Brunetto Salvarani organizzato in occasione della Giornata per il dialogo ebraico-cristiano dalla Scuola di formazione teologica e dall’Ufficio per l’Ecumenismo.

Vari spunti in effetti sono emersi negli ultimi due appuntamenti dedicati all’ecumenismo per vivere il dialogo tra religioni sul nostro territorio. “La partecipazione alla liturgia di altre confessioni religiose fa capire tante cose – ha suggerito ad esempio lo stesso monsignor Ghizzoni nel primo incontro con monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto –. Qui abbiamo l’opportunità, ogni settimana di assistere a tre celebrazioni ortodosse (quella di rito russo nella chiesa di via Candiano, quella di rito romeno nella chiesa di Santo Spirito e, non tutte le settimane, quella della Chiesa moldava a San Carlino, ndr) e due cattoliche di rito bizantino, due chiese pienamente in comunione con Roma. Perché non andare a vedere? Esperienze di questo genere fanno crescere l’ecumenismo”.

“Aggiungo un consiglio – ha proseguito monsignor Forte -. Prima di partecipare, perché non farsi spiegare qualcosa della liturgia da qualche federe ortodosso?”. Un’occasione per avere qualche chiave di lettura in più e aprire il dialogo.

Lunedì scorso, ancora, Brunetto Salvarani, teologo, giornalista esperto di ecumenismo e Dialogo con l’ebraismo ha suggerito altre strade per riscoprire il legame tra ebrei e cristiani: a partire dal legame tra il Seder ebraico (cena pasquale) ed l’Eucaristia oppure iniziare a leggere il Nuovo Testamento a partire dalla figura di Gesù ebreo e ancora utilizzare testi del Talmud e del Midrash per approfondire la Bibbia (“Il criterio di fondo dei rabbini farebbe bene anche a noi – ha spiegato Salvarani – ‘girare e rigirare la Scrittura’ perché la Bibbia si spiega con sé stessa ma questo presuppone una conoscenza più profonda di quella che abbiamo noi”).

Ancora, “è necessario purificare il nostro linguaggio dalle tante stratificazioni antisemite che ci sono e poi fare attenzione all’insorgenza di segni di antisemitismo e anti-giudaismo”.