“La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è finita ma spero che la preghiera continui”. Lo ha detto il delegato diocesano per l’ecumenismo, don Dario Kesicki lunedì sera all’ultimo appuntamento di approfondimento programmato assieme alla Scuola di formazione teologica che ha avuto per protagonista Brunetto Salvarani.

“Dialogo tra cattolici e protestanti alla luce della parola di Dio” è questo il tema che ha affrontato il teologo, giornalista e scrittore tra i massimi esperti di dialogo col protestantesimo in Italia che ha proposto come “metodo” quello che ha chiamato “ecumenismo della porta accanto”: “Non necessariamente possiamo incontrare ogni giorno persone di religioni diverse ma è importante entrare nell’ordine di idee di cambiare sguardo. Come ha fatto papa Francesco partecipando all’incontro di Lund nel 2016 per il 500esimo anniversario delle 95 tesi di Lutero. Anzitutto ha accettato l’invito e poi ha ringraziato Lutero perché ci ha ‘custodito la Parola’”.

Uno sguardo diverso, come si diceva, che è anche quello col quale ci propone di guardare ai cristiani di altre confessioni religiose: “Le divisioni teologiche ci sono, e su quelle devono lavorare i teologi – ha spiegato in varie occasioni, spiega Salvarani –. Nel frattempo però noi possiamo ‘camminare insieme’, uno slogan che richiama all’unità nella diversità. Non possiamo azzerare le differenze. Ci sono e resteranno ma non possono impedirci di essere fratelli”. L’immagine che spesso usa Francesco è quella del poliedro: facce diverse ma unite, che producono un’unica realtà.

E di “facce” lo stesso mondo protestante ne ha molte, ha spiegato durante la serata. “È variegato. complesso, diversificato. Quando parliamo di protestantesimo in realtà parliamo di tante cose diverse”.

Le Chiese protestanti si sono formate in tre “ondate”: prima il luteranesimo e il calvinismo, tra il 1500 e il 1600 nel centro dell’Europa, poi “il baricentro si sposta in America, dove nascono le chiese metodiste e battiste, tra il ‘700 e l’800. Ancora, la terza ondata è dell’inizio del ‘900 e ha la sua culla nella città di Topeka in Kansas dove nascono i movimenti pentecostali”. “L’unica branca del cristianesimo di gran lunga in crescita nel mondo di oggi – sottolinea Salvarani –: leggendo gli autori che li hanno studiati di più, penso a Enzo Pace, possiamo capire come riescono a parlare ai giovani e ai più diseredati, in una fase in cui tutte le religioni faticano a comunicare con loro”.

In comune, tutti i cristiani, hanno due sacramenti: il Battesimo e l’Eucaristia, che gli ortodossi chiamano Divina Liturgia e i protestanti Santa Cena.

Interessante, infine, l’analisi di Salvarani sulle “tappe” del dialogo tra cattolici e protestanti, un dialogo che ha il suo impulso nelle missioni “dove i nostri missionari denunciarono la fatica di portare avanti la loro opera proprio a causa delle divisioni”: “Possibile non ci sia una strada comune? Chiedevano questi missionari, Se non altro per evitare di dare al mondo quella contro testimonianza che è annunciare il Vangelo divisi”.

A partire dalle loro voci, anche la Chiesa cattolica nel 1964 aderisce al movimento ecumenico internazionale. Poi, nel 1999, l’importantissima firma dell’Accordo sulla giustificazione della Grazia e le iniziative che ne sono seguite, a partire dai gesti di papa Francesco a Lund, ma anche quando ha incontrato i valdesi. La strada, insomma, è ancora lunga, ma come ci spiegava nell’intervista che riportiamo qui “il clima è cambiato”.