L'incontro con il teologo Brunetto Salvarani di lunedì 18 gennaio

Niente è acquisito una volta per tutte, non c’è ancora una sensibilità diffusa ma “l’inverno mi sembra passato e il clima diverso”. Merito, anche (e forse soprattutto) di papa Francesco, spiega Brunetto Salvarani, teologo, giornalista e critico letterario che sarà protagonista questa sera dell’ultimo incontro online organizzato dalla Scuola di formazione teologica in collaborazione con l’Ufficio ecumenico diocesano per la Settimana per l’Unità dei cristiani e la Giornata del Dialogo ebraico-cristiano. Dopo l’incontro di mercoledì 18 con monsignor Bruno Forte incentrato sul rapporto con i fratelli ortodossi, e quello con lo stesso Salvarani di lunedì scorso sul dialogo con gli ebrei questa sera il tema sarà “Dialogo tra cattolici e protestanti alla luce della parola di Dio”. Risveglio Duemila l’ha intervistato a pochi giorni dall’uscita di Fratelli e sorelle (per Bompiani), una raccolta di interventi sul rapporto con ebrei, cristiani e musulmani di Carlo Maria Martini, il “cardinale del dialogo”.

Professore, a che punto siamo nel dialogo tra cristiani?
Il punto di svolta è stato senz’altro il Concilio Vaticano II. E anche la Shoah per quel che riguarda gli ebrei: senza la coscienza di quello che ha rappresentato per il popolo ebraico non avremmo fatto passi significativi, come ad esempio quello contenuto nel capitolo 4 di Nostra Aetate. Il dialogo è certamente frutto del Concilio e, come tale, molte dei principi enunciati non si sono ancora concretizzati.

La strada è lunga, insomma…
Fino a qualche anno fa avrei risposto di sì. E certamente non c’è ancora una sensibilità diffusa. Ma papa Francesco ha impresso un’accelerazione notevole nell’ottica del “camminare insieme”. Cioè i problemi legati alle definizioni teoriche e dogmatiche restano ma non ci devono precludere la possibilità di camminare insieme a partire da motivazioni e valori comuni. Passi avanti erano stati fatti come l’accordo con il mondo protestante sulla Grazia del ’99. Ma quel che è cambiato soprattutto è il clima. L’inverno è passato. L’incontro a Lund in occasione del Giubileo luterano non sarebbe stato possibile fino a qualche tempo fa, così come il fatto che ci sia stato spazio per le parole del Papa e il suo ringraziamento a Lutero per aver “custodito la Parola”.

Verso l’unità ma le divisioni interne non mancano…
Divisioni e separazioni, in campo morale ad esempio, che un tempo potevano essere tra le Chiese e oggi passano all’interno delle Chiese stesse. È l’esperienza della post-modernità. Ma, a guardar bene, è l’esperienza delle religioni. È famosa la battuta di Moni Ovadia che recita: se ci sono due ebrei, avranno tre posizioni dogmatiche diverse, voteranno 4 partiti etc.. D’altra parte avrei paura di una Chiesa uniforme. Unita sì ma non uniforme: conviviale nelle differenze, capace di valorizzare ciò che unisce.

E per il dialogo con i protestanti?
Il pluralismo delle nostre società ci dà la possibilità di discutere e pregare insieme. Da parte del Magistero è stato fatto di tutto. Il problema è la temperatura della nostra vita di Chiesa, anche prima del Covid. Chiediamoci, quanta vita di Chiesa c’è? Perchè siamo tutti “fratelli e sorelle”, tra cristiani soprattutto.

L’appuntamento di questa sera “Prove di Dialogo tra cattolici e protestanti” con Brunetto Salvarani, docente Fter e uno dei maggiori esperti a livello nazionale di ecumenismo e dialogo interreligioso, sarà sulla piattaforma Zoom a partire dalle 20.15. L’ingresso è consentito dalle ore 20. Per richiedere il link: sft.sanpiercrisologo@gmail.com. Sarà possibile fare domande scrivendo nella chat e in base alle indicazioni fornite nella serata stessa.